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	<title>Il Secolo 21</title>
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	<description>Approfondimenti, interviste, voci. Per non perdere la bussola.</description>
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		<title>Assolto Rasero e la Mathas? Di Alfredo Simone</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 21:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Genova ha assolto oggi Antonio Giovanni Rasero per “non aver commesso il fatto”, ribaltando così la sentenza di primo grado che aveva condannato Rasero a 26 anni per “concorso in omicidio” del piccolo Alessandro Mathas &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/genova/assolto-rasero-e-la-mathas-di-alfredo-simone/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6849" class="wp-caption alignleft" style="width: 294px"><a href="http://ilsecolo21.it/genova/assolto-rasero-e-la-mathas-di-alfredo-simone/"><img class="size-full wp-image-6849" title="Rasero" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2012/02/Rasero.jpg" alt="" width="284" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Rasero. Foto Tg Sky 24.</p></div>
<p>La Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Genova ha assolto oggi <strong>Antonio</strong> Giovanni <strong>Rasero</strong> per “non aver commesso il fatto”, ribaltando così la sentenza di primo grado che aveva condannato Rasero a 26 anni per “concorso in omicidio” del piccolo <strong>Alessandro Mathas</strong> avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 marzo 2010 in un residence di Nervi.<br />
In sostanza i giudici hanno accolto la richiesta dei legali di <strong>Antonio Rasero</strong> – <strong>Andrea Vernazza</strong> e<strong> Luigi Chiappero</strong> &#8211; che avevano smontato, punto per punto, il fragile castello accusatorio messo in piedi dal pubblico ministero<strong> Marco Airoldi</strong>.</p>
<p>Castello accusatorio tanto fragile che la Corte d&#8217;Assise decideva per la condanna di Rasero “in concorso”, bacchettando quindi implicitamente il pubblico ministero con il ritorno degli atti alla Procura di Genova per procedere nei confronti della madre di Alessandro, <strong>Caterina Mathas</strong>:«L&#8217; atteggiamento complessivamente inerte e omissivo della Mathas è una conferma indiretta del suo coinvolgimento nella morte del figlio Alessandro», diceva la sentenza.</p>
<blockquote><p>Probabilmente la gran parte dei mass media userà tutta la gamma di aggettivi altisonanti per definire definirà la sentenza: &#8220;clamorosa&#8221;,&#8221;sorprendente&#8221;, etc. In realtà sarebbe bastato seguire con attenzione l&#8217; istruttoria per rendersi conto che la vicenda era tutt&#8217;altro che chiara e che si procedeva a senso unico.<span id="more-6838"></span></p></blockquote>
<p>Succedeva infatti che il pm Airoldi decideva la scarcerazione della Mathas dopo soli 17 giorni e derubricava il capo d&#8217;imputazione in “abbandono di minore con conseguente morte”.<br />
Quale elemento nuovo e inconfutabile era intervenuto a motivare l&#8217;operato del pm?</p>
<p>La risposta &#8211; alla luce della richiesta della Corte d&#8217;assise e dell&#8217;odierna sentenza assolutoria &#8211; è una sola: nessuno. Né poteva essere diversamente, trattandosi di un processo indiziario, in cui tutto è basato sulle testimonianze dei due protagonisti e sulle perizie medico-legali. Elementi che avrebbero dovuto essere sottoposti, appunto, al vaglio della Corte d&#8217;Assise, unitamente ad altri di cui forse non si è tenuto affatto conto.</p>
<blockquote><p>Tutta questa sciagurata vicenda, come è noto, ruota infatti attorno alla cocaina che, è altrettanto noto, trova consumatori negli ambienti più diversi.</p></blockquote>
<p>Non a caso la sentenza della corte d&#8217;assise chiede al PM di valutare “le iniziative da adottare, ai fini dell&#8217;eventuale esercizio dell&#8217;azione penale, nei confronti sia dei plurimi spacciatori ai quali la Mathas ha riferito essere solita rivolgersi per approvvigionarsi di cocaina” sia di “<strong>Paolo Calissano</strong>, indicato in particolare dalla Mathas quale procacciatore di cocaina&#8230;.”. Calissano, già condannato per un festino in cui ha trovato la morte una giovane, è stato interrogato come “persona informata sui fatti” ed uscito dall&#8217;inchiesta.</p>
<p><a href="http://ilsecolo21.it/societa/che-succede-in-via-armando-diaz-2/" target="_blank"> La stessa questura di Genova, d&#8217;altra parte, è stata nel recente passato costretta a fare pulizia al proprio interno per vicende legate alla cocaina</a>.<br />
Era quindi possibile che le indagini per una vicenda così complessa potessero esaurirsi in soli 84 giorni?</p>
<p>Nei confronti di Rasero, comunque, la rapidità è stata una costante: dal momento dell&#8217;arresto di Rasero e Mathas – per omicidio pluriaggravato in concorso tra loro &#8211; al rinvio a giudizio, per il solo Rasero, sono passati 84 giorni, domeniche incluse.</p>
<p>Ora i giudici della Corte d&#8217;assise hanno fatto tabula rasa e c&#8217;è da pensare che la Procura genovese affiderà ad un magistrato più solerte, e soprattutto non prevenuto, il fascicolo che il dottor Airoldi è stato &#8220;costretto&#8221; ad aprire nei confronti della Mathas a seguito della sentenza di primo grado, salvo poi non dar seguito giudiziario, e quelli nei confronti dei “plurimi spacciatori” e di Calissano, se mai sono stati aperti.</p>
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		<title>Perché la Lega è contraria alla moschea al Lagaccio?</title>
		<link>http://ilsecolo21.it/immigrazione/perche-la-lega-e-contraria-alla-moschea-al-lagaccio/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 11:32:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;ottobre del 2009 intervistai Husein Salah, imam di Genova, in merito al progetto moschea. Quali erano gli antecedenti? Come si sarebbe mossa la comunità musulmana genovese? Quali sarebbero stati gli ostacoli? Il titolo dell&#8217;intervista era: &#8220;Prove di un dialogo paritario&#8221; nella &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/perche-la-lega-e-contraria-alla-moschea-al-lagaccio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ottobre del 2009 intervistai<strong> Husein Salah</strong>, imam di Genova, in merito al progetto moschea. Quali erano gli antecedenti? Come si sarebbe mossa la comunità musulmana genovese? Quali sarebbero stati gli ostacoli?</p>
<p>Il titolo dell&#8217;intervista era: &#8220;<a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/prove-di-dialogo-paritario-intervista-allimam-di-genova/" target="_blank">Prove di un dialogo paritario</a>&#8221; nella convinzione che solo le parole pronunciate con reciproca onestà intellettuale, siano da sempre lo strumento migliore per superare divergenze e incomprensioni e soprattutto per riconoscersi quotidianamente come parte di una comunità più ampia di quel che prescritto nei dettami religiosi.</p>
<div id="attachment_6825" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/perche-la-lega-e-contraria-alla-moschea-al-lagaccio/"><img class="size-medium wp-image-6825" title="Alessio Piana (1)" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2012/01/Alessio-Piana-1-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Alessio Piana, segretario provinciale Lega Nord</p></div>
<p><span style="text-align: center;">Sono passati 2 anni e qualche mese da quella intervista e a Genova la moschea non è ancora arrivata. </span><strong style="text-align: center;">Il Secolo 21</strong><span style="text-align: center;"> chiede perché ad </span><strong style="text-align: center;">Alessio Piana</strong><span style="text-align: center;">, segretario provinciale della Lega Nord e capogruppo in Comune.</span></p>
<p><em>Perché siete fieri di essere da sempre coerenti contro la moschea?</em></p>
<p>Non è questione di essere fieri per la posizione contraria alla realizzazione di una moschea nella nostra città. Certo la coerenza in politica è merce rara e siccome sulla questione abbiamo assistito negli ultimi dieci anni a rocambolesche giravolte di molti partiti teniamo a ribadire e ricordare che la Lega nord ha da sempre delle idee ben precise.<br />
Sino a qualche decennio fa le comunità locali italiane dovevano confrontarsi con dei musulmani, oggi invece hanno a che fare con l&#8217;Islam. Questa non è una differenza da poco.<span id="more-6774"></span> Infatti se in passato la presenza occasionale di alcuni lavoratori provenienti dal nord Africa non aveva comportato una riflessione su come regolamentarne il rapporto tra singoli individui e comunità ospitante, oggi invece si pone il problema di regolare la presenza di comunità molto numerose che rivendicano a vari livelli il mantenimento di una loro identità culturale contrapponendosi alla nostra.</p>
<p><em>Ad esempio?</em></p>
<p>Un esempio può essere la diversa interpretazione del diritto di famiglia fornito dalle norme italiane e dal diritto islamico. L&#8217;articolo 29 della nostra Costituzione  [NDR. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare] è nato da tre anime culturali (cattolico, laico-liberale, socialista-comunista) ma nessuna di esse aveva dubbi sull&#8217;assoluta parità giuridico culturale e sociale tra uomo e donna come proprio elemento essenziale. Oggi con l&#8217;avvento delle comunità musulmane non è più così.</p>
<p><em>Perché secondo lei?</em></p>
<p>Tali comunità vivono la contraddizione di dover rispettare le norme coraniche e la legge dello Stato italiano. Ad esempio la traduzione della parola famiglia in arabo coincide con il termine <em>harem</em> che definisce un diverso rapporto tra uomo e donna, sottolineando la preminenza giuridica dell&#8217;uomo sulla donna. I casi analoghi a questo, dai quali emerge sempre la prevalenza e la contraddizione della legge coranica rispetto a quella del Paese ospitante, sono molteplici.</p>
<p><em>Le donne in Italia hanno iniziato a contare lentamente nel dopoguerra anche per il loro contributo attivo alla Resistenza. Prima di allora anche nel nostro paese la donna non godeva della parità ed emancipazione della quale gode oggi. Questo è un punto di contatto, negativo, fra la cultura cristiana e quella dell&#8217;Islam, ma che ci accomuna. Che ne pensa?</em></p>
<p>Che se è vero che nel nostro Paese ed in Europa l’emancipazione della donna ha avuto un impulso notevole dal dopoguerra ad oggi il ruolo e la considerazione che le riconosceva la cultura occidentale non è neppure paragonabile alla posizione ancora attuale nell’Islam.</p>
<p><em>Lei afferma che il termine harem definisce la preminenza giuridica dell&#8217;uomo sulla donna. Ma non crede sia simile il reato di clandestinità che definisce preminenza giuridica dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo? Di un lavoratore su un lavoratore nato in un altro paese?<span style="color: navy;"> </span></em></p>
<p>Non vedo proprio la similitudine. La preminenza dell’uomo sulla donna è un fatto culturale assunto dagli islamici come regola giuridica e religiosa. Il reato di clandestinità non pregiudica i diritti fondamentali degli individui ma è uno strumento che rende più efficace, stante l’assetto giuridico normativo del nostro Paese, l’allontanamento e l’espulsione di chi si trova in Italia e in Europa in maniera clandestina e quindi irregolare. Non parliamo poi di lavoratori perché chi lavora nel rispetto delle norme e viene nel nostro paese con tali finalità ha diritto di accesso che è regolamentato e garantito secondo procedure che ormai rispondono a direttive analoghe in tutta l’Europa.</p>
<p><em>Sul fatto che il reato di clandestinità renda più efficace l&#8217;allontanamento ci sarebbe molto da obiettare. Probabilmente rende esecutiva la rimozione di ampi strati di immigrazione, quello si. Ma andiamo avanti con la moschea. Non pensate che il diritto di culto sia un diritto sancito dalla Costituzione?</em></p>
<p>Non è in discussione la libertà di culto, sancita dalla Costituzione. Quando si afferma che la moschea è un luogo necessario alla preghiera non si dice la verità. Infatti se si esamina quanto avviene nei Paesi arabi si può notare che il luogo destinato esclusivamente alla preghiera è la cosiddetta <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musalla" target="_blank">musalla</a></em> cioè un generico locale destinato alle funzioni di culto ricavato liberamente in edifici non consacrati (a Genova ce ne sono almeno 6). Altro è la moschea che è luogo politico e simbolico di una civiltà che ha avuto un percorso di 1400 anni in antitesi rispetto alla cultura occidentale. Nel nostro Paese si è costruito un sistema giuridico di rispetto e di complementarità tra la sfera civile e religiosa, non è così nell&#8217;Islam. La visione politica, religiosa e culturale è indistinta nella cultura musulmana. La conduzione da parte di una comunità da parte degli imam non separa le responsabilità amministrative e politiche da quelle religiose e culturali. Tale realtà risulta evidente dal concetto stesso di moschea che è il luogo dove si raduna la comunità e non può essere assimilato al concetto di chiesa cioè come luogo consacrato destinato esclusivamente alla preghiera. Per l&#8217;Islam l&#8217; &#8220;adunata&#8221; è la massima espressione di fede e il capo della comunità che fa riferimento ad una moschea rappresenta in sintesi quello che per noi è il vescovo, il sindaco e il preside di una scuola. Un tutt&#8217;uno che nella nostra tradizione culturale giuridica e sociale non ha nessuna attinenza con la realtà.</p>
<p><em>Piazza San Pietro non rappresenta un luogo dove si raduna la comunità cattolica come la musulmana nelle proprie moschee?</em></p>
<p>Piazza San Pietro è l’estensione all&#8217;aperto delle navate della Basilica, una chiesa all&#8217;aperto, ma il punto è che il Papa e le altre figure ecclesiastiche dal diacomo al cardinale rappresentano per i cattolici una guida spirituale e un esempio di condotta morale non leader politici, amministratori o autorità di formazione culturale e scolastica. Ci sarebbe da aprire un lungo discorso anche sull’assenza di gerarchia nell’Islam e sulla conseguente indipendenza e quindi mancanza di controllo di ogni imam.</p>
<p><em>Quindi tutti i ministri che quando vengono a Genova vanno in visita al Cardinal Bagnasco, vengono per ricevere un indirizzo spirituale e non per confrontarsi con un interlocutore politico? Comunque, tornando al nocciolo dell&#8217;intervista, </em><em>quali sono le vostre principali obiezioni alla costruzione della </em><em>moschea al Lagaccio?</em></p>
<p>Nel caso specifico del Lagaccio oltre alle questioni di principio che ho cercato di esporre le contrarietà sono anche legate alle aspettative disattese da parte dell&#8217;amministrazione comunale che da trent&#8217;anni ha promesso e promette agli abitanti di Oregina, San Teodoro e Lagaccio interventi di riqualificazione, strutture, servizi, miglioramento della viabilità, spazi verdi e invece continua a far gravare servitù sul quartiere e aumentare la cementificazione: basti vedere i contenuti del nuovo Piano Urbanistico Comunale relativamente alla caserma Gavoglio e al Palazzo &#8220;rosso&#8221; delle ferrovie. Inoltre il percorso seguito da parte dell&#8217;amministrazione non ha coinvolto tutte le comunità islamiche, prevede assegnazione di suolo pubblico senza gara ad evidenza pubblica e a condizioni anti economiche per l&#8217;ente, si rapporta ad una fondazione fatta costituire per l&#8217;occasione che è però composta dagli stessi soggetti che fanno parte dell&#8217;Ucoii dalla quale il Comune ha chiesto di prendere le distanze.</p>
<p><em>Di questi tempi, credete ci voglia politicamente più coraggio nell&#8217;essere favorevoli o nell&#8217;essere contrari alla moschea?</em></p>
<p>Non penso sia un problema di coraggio ma di ipocrisia. La sensazione è che molti, anche rappresentanti di partiti, siano contrari a prescindere all&#8217;edificazione di una moschea in città, ma siccome tale posizione  potrebbe essere vista da qualcuno come &#8220;politicamente scorretta&#8221; allora preferiscono trincerarsi dietro alle questioni più tecniche e specifiche legate a questa o quell&#8217;area indicata per l&#8217;edificazione.</p>
<p><em>Lei pensa davvero che le nostre culture non siano assimilabili, come ascoltai dire a un vostro militante [NDR. vedi "<a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/prove-di-dialogo-paritario-intervista-allimam-di-genova/" target="_blank">Prove di un dialogo paritario</a>"]?</em></p>
<p>Penso che le nostre culture siano profondamente lontane e lo dico con estremo rispetto reciproco. Credo che nessuna cultura debba essere assimilata da un&#8217;altra. Credo nell&#8217;Europa dei popoli e nell&#8217;Europa cristiana. Mi auguro che chi è presente nel nostro Paese per vivere e lavorare lo faccia nel rispetto delle nostre regole della nostra cultura e delle nostre tradizioni, eserciti liberamente il proprio culto, ma non provi ad imporlo a nessuno neanche partendo da azioni a raggio molto ampio.</p>
<p><em>Siamo d&#8217;accordo che nessuna cultura debba essere assimilata da un&#8217;altra, ma perché ha paura che questo possa accadere in Italia e perché una moschea potrebbe rappresentare una minaccia in tal senso? La costruzione di una moschea non è un&#8217;imposizione sin tanto che nessuno l&#8217;obbliga a frequentarla, o sbaglio?</em></p>
<p>Nel nostro Paese è in atto una grave perdita valoriale e culturale e questo potrebbe essere un terreno molto fertile per chi invece porta avanti con convinzione le proprie posizioni. Ribadisco, non si può paragonare una moschea ad una chiesa o altro luogo di culto e non è una questione di sito o di “urbanistica” è all&#8217;affermazione di una entità giuridico amministrativa e religiosa che non risponde alle nostre regole e non riconosce i nostri valori che sono convinto ci si debba opporre.</p>
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		<title>Giovanni Sartori e l&#8217;ingenuo buon senso.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[IMMIGRAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sartori]]></category>
		<category><![CDATA[ius sanguinis]]></category>
		<category><![CDATA[ius solis]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Sartori è certamente un italiano di buon senso. Nel suo editoriale pubblicato recentemente sul Corriere della Sera &#8220;Una soluzione di buon senso&#8221; propone una soluzione riguardo al dibattito sugli immigrati scatenati da un post di quel simpaticone di Beppe &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/un-italiano-di-buon-senso/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6797" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/un-italiano-di-buon-senso/"><img class="size-medium wp-image-6797" title="giovanni sartori" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2012/01/giovanni-sartori-280x300.jpg" alt="" width="280" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Sartori</p></div>
<p><strong>Giovanni Sartori</strong> è certamente un italiano di buon senso. Nel suo editoriale pubblicato recentemente sul Corriere della Sera <a href="http://www.corriere.it/editoriali/12_gennaio_26/una-soluzione-di-buon-senso-giovanni-sartori_1d2340dc-47e6-11e1-9901-97592fb91505.shtml">&#8220;Una soluzione di buon senso&#8221;</a> propone una soluzione riguardo al dibattito sugli immigrati scatenati da un post di quel simpaticone di <strong>Beppe Grillo</strong>. Cittadinanza si, cittadinanza no? Per nascita, per sangue, per prolungata residenza nel territorio nazionale?<br />
In due parole quel che Sartori propone alla riflessione è questo: in Francia e in Inghilterra, paesi dove l&#8217;immigrazione è di gran lunga più sviluppata rispetto all&#8217;Italy, e dove ormai esiste una terza generazioni di immigrati, esistono consistenti sacche di emarginazione (ricordate le rivolte nelle banlieau di Parigi e negli slums di Londra) e di concreta mancata integrazione. Ecco le sue parole:</p>
<blockquote><p>La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto integrata. Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell&#8217;Occidente sono più che mai rifiutati.</p></blockquote>
<p>La soluzione offerta da Sartori è la seguente: non diritto di sangue, cittadinanza a chi nasce da genitori che hanno già lo status di cittadini e nemmeno diritto di suolo, cioè cittadinanza a chi nasce in Italia, ma:</p>
<blockquote><p>la concessione di una  residenza permanente, trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro, non dico assicurato, ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita ( senza fastidiosi e inutili rinnovi). [...] Certo se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare e simili, la residenza viene cancellata e l&#8217;espulsione è automatica.<span id="more-6792"></span></p></blockquote>
<p>Ogni proposta di buon senso è sicuramente foriera di un contributo positivo, per trovare una strada italiana all&#8217;integrazione dell&#8217; immigrato extracomunitario. In questo caso però, le riflessioni fornite da Sartori sembrano, almeno sotto il punto di vista della stretta osservanza del buon senso, improntate ad una logica che chiamerei della campana di vetro: di chi cioè ha buoni propositi, ma evita per ingenuità, incomprensibilità o difficoltà interpretativa di analizzare i fatti del reale per quello che sono, con il buonismo insomma di chi vuol salvare la faccia dell&#8217;opinione democratica, senza cadere nelle posizioni di chi sulla lotta all&#8217;immigrazione ha costruito un consenso politico diffuso e trasversale.</p>
<p>Perché Sartori non convince?</p>
<div id="attachment_6799" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6799" title="Manifestazione" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2012/01/Manifestazione-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di Cristina Campanile</p></div>
<p>Perché dipinge un quadro senza il colore necessario per un&#8217;esperienza veritiera. Primo, Sartori mette un bel paletto, la legalità dell&#8217;ingresso: egli conferirebbe la <em>residenza permanente</em> solo a chi entra legalmente nel paese. Ma la <strong>Fortezza Europa</strong> non si chiamerebbe così se fosse semplice entrarvi regolarmente e chi conosce le dinamiche migratorie per quel che sono, sa benissimo che ciò significa non risolvere nemmeno il problema per quelli, la maggioranza, che arrivano in aereo e attualmente diventano clandestini al terzo mese di soggiorno scadendo il loro visto per turismo.</p>
<p>E tutti quelli che arrivano sbarcando sulle nostre coste? Ce ne siamo dimenticati? Valgono meno dei dispersi della tragedia di una Costa Concordia? Al momento si. Per dei naufraghi in vacanza si accende il cordoglio internazionale, per dei naufraghi esuli dalla miseria, dalla fame e dai più sanguinari conflitti, la solidarietà la trovi con lo scandaglio in fondo al Mediterraneo nostro, mare-cimitero di anime in fuga.</p>
<div id="attachment_6801" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-6801" title="Manifestazione1" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2012/01/Manifestazione1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Foto di Cristina Campanile</p></div>
<p>Fumoso diventa poi il ragionamento quanto si parla di lavoro promesso o credibile. Secondo quale logica si può individuare un tale tipo di impiego? Ricordando che siamo nell&#8217;<a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/sanatoria-truffa-e-stato-truffatore/">Italia della sanatoria truffa</a>, un paese che spesso e volentieri segue filo filo le proprie leggi per arricchirsi sulle spalle degli ultimi arrivati.</p>
<p>In ultimo il ritiro automatico e l&#8217;espulsione per chi delinque. Ovviamente questo cenno non poteva mancare in una proposta di buon senso. Ma nell&#8217;Italia di oggi, dove l&#8217;onestà è una forma di delirio patologico, dove chi lavora è costretto a infrangere le leggi per farsi disperatamente ascoltare, dove pensionati vengono pizzicati con la pastina da brodo in tasca al supermercato e ammettono di ricevere 400 euro di pensione, che senso ha essere giustizialisti se non si lavora per cambiare le cause di questo malessere sociale, del quale logicamente l&#8217;ultimo che arriva è ancor più vittima?</p>
<p>Ecco un esempio per Sartori: giovane straniero latinoamericano arriva in Italia minorenne, non finisce la scuola dell&#8217;obbligo e va a lavorare. Perde il lavoro e a 18 diventa clandestino. Si arrangia in nero, panettiere, muratore, ponteggi. Sottopagato e senza tutele sindacali. Il suo datore di lavoro di turno spesso se ne approfitta e dal già magro stipendio decurta a piacere quel che desidera. A volte i soldi proprio non si vedono. E una e due e tre. Il giovane lavoratore sfruttato si fa giustizia da solo. Minaccia il datore di lavoro con un coltello e pretende gli arretrati. Arriva la polizia e si porta il ragazzo con l&#8217;accusa di lesioni aggravate e di clandestinità. Perché questo esempio Sartori? Perché fosse successo a un italiano la ditta sarebbe stata fermata sinché la posizione lavorativa non sarebbe stata regolarizzata.</p>
<p>Altro esempio: profugo nigeriano con permesso di soggiorno per richiedente asilo. Vive in una struttura statale, per il suo status non può lavorare e riceve 77,5 euro mensili dalla comunità. Che ci fa? Come tira avanti?</p>
<p>La legalità ha senso nella misura in cui fornisce alla collettività i mezzi per un sostentamento dignitoso, in caso contrario ogni individuo, cittadino e non, italiano doc o straniero, ha il diritto di cercare la propria strada seguendo le opportunità concesse dalla situazione nella quale è immerso. Spacciare è un reato? Certo.</p>
<p>Non volete che si venda droga nelle nostre strade, regolatene l&#8217;accesso come in tanti altri paesi ben più civili. Togliete questi proventi alla criminalità organizzata e riscattate con coraggio le generazioni future. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
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		<title>Governo tecnico: lezione di immigrazione.</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 08:13:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[IMMIGRAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETA']]></category>
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		<description><![CDATA[Gli italiani sono per natura assistenzialisti, qui in Italia infatti, si continua ad assistere una classe politica. Una classe politica la cui inettitudine fomenta i problemi invece che risolverli e di rimando ci lascia assistere un paese che di giorno &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/governo-tecnico-lezione-di-immigrazione/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp" style="text-align: left;">
<div id="attachment_6740" class="wp-caption alignright" style="width: 612px"><a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/governo-tecnico-lezione-di-immigrazione"><img class="size-full wp-image-6740" title="Senegalesi freddati a Firenze" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/12/Senegalesi-freddati-a-Firenze.jpg" alt="" width="602" height="397" /></a><p class="wp-caption-text">Violenza razzista a Firenze.</p></div>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: 16px; line-height: 24px;">Gli italiani sono per natura assistenzialisti, qui in Italia infatti, si continua ad assistere una classe politica. Una classe politica la cui inettitudine fomenta i problemi invece che risolverli e di rimando ci lascia assistere un paese che di giorno in giorno propone vecchie tragiche novità.</span></p>
</div>
<p>Torino-Firenze. Non la nuova linea privata per l&#8217;alta velocità inaugurata da quei filantropi di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/lalta-velocita-campioni-made-italy/177229/" target="_blank">Della Valle e Montezemolo</a>, ma l&#8217;asse di una vergognosa violenza razziale che erompe infrasettimanale nell&#8217;arena pubblica. Violenza scomoda e significativa.<span id="more-6734"></span></p>
<p>Scomoda perché proprio mentre la cinghia del debito pubblico si serra più stretta intorno a moltissimi italiani, <a href="http://altracitta.org/blog/2011/12/11/vicini-rom-colpevoli-per-definizione-a-torino-rischiano-il-linciaggio-e-nessuno-chiede-scusa/" target="_blank">a Torino una ragazzina si inventa uno stupro che innesca un vigliacco linciaggio in un campo nomadi</a> (fuoco vendicatore che esorcizza ancestrali paure e ignoranze) e a Firenze, due giorni dopo, <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/PN_20111214_00003.shtml" target="_blank"><strong>Gianluca Casseri</strong>, pazzo omicida con simpatie xenofobe destrorse si arma da perfetto angelo sterminatore e lancia la propria sfida di piombo alla comunità senegalese fiorentina, che conta oggi due morti e tre ferit</a>i.</p>
<p>Così, mentre il <strong>governo Monti</strong> si tende sul baratro del fallimento-default con inaudita destrezza e spinta tecnica, questi episodi riportano il paese al confronto con qualcosa di meno tecnico che un mercato finanziario o che una crisi economica, qualcosa che portiamo avanti alla giornata e che alla giornata può esplodere nella più cieca follia.</p>
<p>Gli stranieri, gli immigrati, intanto ci guardano attoniti. Non è certo la prima volta che accadono episodi del genere, ma il punto è: cosa fanno le istituzioni per disinnescare l&#8217;ordigno del conflitto razziale? Poco e nulla, anzi a parte la retorica democratica, nel concreto gli effetti dell&#8217;impianto legislativo sull&#8217;immigrazione ( dalla Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, passando per i vari pacchetti sicurezza maroniani) sono sotto gli occhi di tutti quelli che non lasciano all&#8217;indifferenza la soluzione dei problemi che non li riguardano in prima persona.</p>
<blockquote><p>Queste persone sono criminalizzate, sfruttate e senza tutele, sulle loro spalle si compiono le carriere politiche dei politici securitari di destra e sinistra, sulle loro vite e sulla regolamentazione discriminatoria delle stesse si creano consensi bipartisan.</p>
<p>E allora bisogna legiferare, bisogna invertire la rotta che conduce alla banalizzazione di questo razzismo imperante. Come si può dire al cittadino di non attuare comportamenti razzisti se proprio la legge<em> in primis</em> si contraddistingue perché impregnata dello stesso razzismo?</p></blockquote>
<p>Si è detto che <strong>Mario Monti</strong> e il suo esecutivo sono dei tecnici, gente non legata alla politica la cui virtù è appunto quella di entrare nel merito delle questioni come specialisti. L&#8217;attuale<strong> Ministro degli Interni <a href="http://ilsecolo21.it/societa/gli-alpini-a-genova-incontro-con-il-prefetto-anna-maria-cancellieri/" target="_blank">Anna Maria Cancellieri</a></strong>, donna di Stato, coraggiosa e di buon senso, è la persona che dovrebbe attivarsi per proporre delle soluzioni nel campo dell&#8217;immigrazione. Ecco quel che potrebbe domandarsi con coraggio e buon senso se volesse agire da specialista in questa spinosa materia.</p>
<p>Perché non annullare la vergogna giuridica del reato di clandestinità? Un reato contrario alla dichiarazione dei diritti dell&#8217;Uomo e strumento adatto esclusivamente a generare mano d&#8217;opera senza tutela sindacale e civile, altro che sicurezza.</p>
<p>Perché non dare il permesso di soggiorno agli immigrati che la forza pubblica trova a lavorare in nero? Se fossero italiani la ditta sarebbe fermata sino a quando non si attivasse per l&#8217;assunzione regolare. Questo perché il lavoro si tutela a prescindere dal colore della pelle e dal documento in tasca.</p>
<p><a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/sanatoria-truffa-e-stato-truffatore/" target="_blank">Perché non regolarizzare tutti gli stranieri che hanno partecipato alla sanatoria truffa?</a> In migliaia manifestano per tutta la penisola chiedendo di ottenere quello per cui hanno sborsato i soldi, truffati da improbabili datori di lavoro e da uno Stato che con una circolare ha cambiato in corso le regole del gioco dopo che il piatto era già stato abbondantemente versato.</p>
<p>E infine, perché non far crescere tranquilli quei tanti nuovi italiani che imparano nelle scuole la nostra storia e la nostra lingua e si preparano a diventare i cittadini di domani?</p>
<p>Da un governo tecnico ci si aspetta risposte tecniche, astratte dal conflitto politico e portate avanti per il bene del paese. Rigore, crescita e sopratutto equità insomma.</p>
<p>Per approfondimenti seguire la <a href="http://ilsecolo21.it/category/immigrazione/" target="_blank">rubrica IMMIGRAZIONE del Secolo 21</a>.</p>
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		<title>Il gatto ed il topo. Parlamento, esecutivo e società civile.</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:16:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[crisi politica]]></category>
		<category><![CDATA[manovra salva italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[premier]]></category>
		<category><![CDATA[Salva Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Rigore, crescita ed equità. Quando il gatto gioca con il topo nessuno si lamenta per l&#8217;asimmetria di potere messa in atto nella loro relazione: il gatto sa che fine farà il topo e quest&#8217;ultimo si limita a far parte di &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/societa/il-gatto-ed-il-topo-parlamento-esecutivo-e-societa-civile/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rigore, crescita ed equità. Quando il gatto gioca con il topo nessuno si lamenta per l&#8217;asimmetria di potere messa in atto nella loro relazione: il gatto sa che fine farà il topo e quest&#8217;ultimo si limita a far parte di un gioco nel quale il suo ruolo è quello della vittima designata. E&#8217; l&#8217;ineluttabilità della vita naturale.</p>
<p>Questa stessa ineluttabilità par si possa applicare alla situazione politica nazionale.</p>
<p>L&#8217;Italia di novembre e dicembre, i rapporti fra esecutivo, Parlamento e società civile, ricordano proprio la dinamica del gatto e del topo. Una recita dove le parti in causa si rincorrono nella danza democratica dell&#8217;equilibrio, reciproco, dei rapporti di potere.</p>
<p>Niente di strano dunque, ma una prassi maturata in 60 anni di democrazia.</p>
<p>Il meccanismo sembra però vacillare se si analizza il peso che la società civile italiana riveste all&#8217;interno di questa rappresentazione, un peso residuale e di tutta marginalità.<br />
<div id="attachment_6758" class="wp-caption alignright" style="width: 707px"><a href="http://ilsecolo21.it/societa/il-gatto-ed-il-topo-parlamento-esecutivo-e-societa-civile/"><img class="size-full wp-image-6758" title="il gatto e il topo." src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/12/il-gatto-e-il-topo.jpg" alt="" width="697" height="594" /></a><p class="wp-caption-text">Il gatto e il topo. Di Andrea Bodon.</p></div><br />
<span id="more-6706"></span> La società civile italiana insomma non ha la forza di mettere i suoi rappresentanti di fronte alle loro responsabilità (anni e anni di colpevole utilizzo del bene comune) esautorandola di ogni legittima autorità per proporre un rinnovamento reale della classe politica, e così, la tela del ragno della<strong> manovra &#8220;Salva Italia&#8221;</strong> si tende, nonostante le priorità individuate in settimane di dibattito pubblico, a sfoltire le tasche del cittadino medio.</p>
<p>Taglio dei costi delle politica, vitalizi, auto blu e soprattutto drastica riduzione del numero dei deputati, rilancio del paese che passa attraverso nuove e concrete opportunità per i giovani, lotta all&#8217;evasione fiscale e un&#8217;attenzione fondamentale per la riforma del mercato del lavoro. Che se deve essere flessibile deve prevedere dei meccanismi di tutela per chi questa stessa flessibilità la vive nel quotidiano alternando disoccupazione a occupazione precaria e lavoro nero.</p>
<p>Su tutto questo Monti si è mosso davvero poco.</p>
<p>Diceva <strong>Kapuscinski,</strong>  nel suo libro sulla vita del Negus d&#8217;Etiopia, che con il popolo bisogna adottare la legge dei due sacchi: mai caricare sulle sue spalle due sacchi contemporaneamente, sempre mettere prima uno e poi l&#8217;altro in modo che il peso complessivo non venga percepito subito nella sua interezza, ma dilazionato in due tempi e quindi reso più accettabile. Questo popolo è come una massa informe senza la forza politica di discernere quanto la teoria dei due sacchi costituisca il più grande scacco alla propria autonomia. Prima o dopo infatti sempre due sacchi si portano.</p>
<p>In Italia oggi la situazione è un pò la stessa: sull&#8217;incudine del debito pubblico e col martello del consenso <em>bipartisan</em> accordato al <strong>Premier Mario Monti</strong>, si forgia una manovra che grava sui settori della società che meno riescono a far valere le proprie istanze. I forti, tutelati dalle pressioni lobbistiche esercitate attraverso le cricche parlamentari ed i deboli a caricarsi prima il debito, e poi la manovra anti debito.</p>
<p>E così, come afferma T. Piller sul Frankfurter Allgemeine Zeitung:</p>
<blockquote><p><em>[...] Alla luce dell&#8217;enorme debito pubblico da 1.900 miliardi di euro, Monti avrebbe potuto essere un pò più coraggioso. L&#8217;approvazione di un&#8217;ulteriore imposta </em>una tantum<em> <em>[ la patrimoniale NDR] </em>per gli italiani più ricchi sarebbe stata utile per abbattere il debito. Ma potrebbe essere approvata anche in futuro, se il governo Monti decidesse di riformare il rigido mercato del lavoro italiano e se avrà bisogno di una riforma che vada incontro ai sindacati e alla sinistra. <strong>Ora la cosa importante per l&#8217;Italia è che Monti vada avanti con il suo lavoro e rompa molti tabù. Perché presto i politici della vecchia guardia vorranno tornare a servire le loro clientele</strong>.</em></p></blockquote>
<p>Non esiste cambiamento sinché i vecchi assetti di potere avranno la forza di tornare a domandare con arroganza la salvaguardia dei privilegi che stanno affondando il paese.</p>
<p>Parlando delle recenti manifestazioni di Mosca, in una Russia ben poco democratica, <strong><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/11/news/racconto_protesta_mosca_erofeev-26416730/index.html?ref=search">Viktor Erofeev</a> </strong>afferma sulle colonne della Repubblica:</p>
<blockquote><p>[<strong>la società civile</strong> NDR] invece di lanciare astratti appelli alla libertà e proteste contro il regime,<strong> si è avvicinata responsabilmente al proprio compito: subordinare il potere alla sua volontà, fare in modo che debba renderle conto del suo operato</strong>.</p></blockquote>
<p>In Italia nonostante esistano mille piattaforme rivendicative, dai sindacati, più e meno confederati, ai movimenti, agli indignati, agli esausti a chi più ne ha più ne metta, questo scatto di consapevolezza e responsabilità non sembra essere possibile. Non esistono le condizioni grazie alle quali la società civile possa ricoprire la parte che le spetta nelle dinamiche esistenti fra potere esecutivo e potere legislativo e sinché non avverrà una saldatura fra le varie anime non istituzionali che si oppongono alle sperequazioni dello status quo, ogni manovra verrà fatta sopra la testa dei lavoratori: insomma, il solito topo che si affida alla benevolenza del suo carnefice.</p>
<p>Quanto più lunga sarà l&#8217;agonia tanto più ci sembrerà naturale ed inevitabile.</p>
<p>Articoli collegati:</p>
<p><a href="http://ilsecolo21.it/societa/italiani-popolo-del-passato/">&#8220;Italiani popolo del passato.&#8221;</a></p>
<p><a href="http://ilsecolo21.it/societa/il-xxi-secolo-a-chi-serve-il-parlamento-italiano/">&#8220;A chi serve il Parlamento italiano?&#8221;</a></p>
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		<title>Italiani popolo del passato?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 23:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOCIETA']]></category>
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		<description><![CDATA[Il sistema Italia è indebitato fino al collo, si parla di 1900 miliardi di euro. Oltre al debito pubblico, cresciuto con la gestione screanzata dell&#8217;economia nazionale, l&#8217;italiano medio è anche e soprattutto attanagliato dai debiti che lui stesso si è &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/societa/italiani-popolo-del-passato/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6756" class="wp-caption alignright" style="width: 358px"><a href="http://ilsecolo21.it/societa/italiani-popolo-del-passato/"><img class="size-full wp-image-6756" title="monti alla riscossa" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/11/monti-alla-riscossa.jpg" alt="" width="348" height="403" /></a><p class="wp-caption-text">Super Mario. di Andrea Bodon.</p></div>
<p><span class="Apple-style-span" style="font-size: 16px; line-height: 24px;">Il sistema Italia è indebitato fino al collo, si parla di 1900 miliardi di euro. Oltre al debito pubblico, cresciuto con la</span><a style="font-size: 16px; line-height: 24px; text-align: -webkit-auto;" href="http://www.linkiesta.it/debito-pubblico-italiano"> gestione screanzata dell&#8217;economia nazionale</a><span class="Apple-style-span" style="font-size: 16px; line-height: 24px; text-align: -webkit-auto;">, l&#8217;italiano medio è anche e soprattutto attanagliato dai debiti che lui stesso si è sobbarcato: rate per la macchina, rate per i mobili, persino qualche avanguardista, rate per le vacanze. Se una volta si diceva siamo a rotoli, adesso potremmo dire siamo a rate, cioè abbiamo ma non possediamo. In più ci sono le spese correnti quali affitti, bollette, e tutto quello che serve all&#8217;italiano medio per condurre una vita sempre più difficilmente dignitosa.</span></p>
<p>Questi tempi di debito scandiscono sempre più facilmente la precarietà quotidiana di migliaia di italiani, mentre gli stessi italiani riescono a trovare sempre più difficilmente un impiego che soddisfi le reciproche aspettative.</p>
<blockquote><p>La trappola è perfetta perché scelta con il consenso di tutti, è una trappola che coinvolge la stessa mentalità di chi preferisce avere a tutti i costi, seppur oltre le ragionevoli possibilità d&#8217;acquisto.</p></blockquote>
<p>Oggi come oggi, superato il mito della meritocrazia, bestemmia nel nostro paese, i giovani italiani (dai curriculum più o meno complessi e dalla pazienza più o meno ostinata) scelgono sempre più spesso di rifuggire l&#8217;italica campana di vetro per cercare fortuna all&#8217;estero. L&#8217;emigrazione è abbondante, la storia ritorna. E paradossalmente, ma non troppo, mentre scappano gli italiani, dal sud del mondo arrivano nuove braccia avide di lavoro.  L&#8217;essere umano nel XXI secolo si sposta per lo stesso motivo su differenti livelli e con differente esito e opportunità di successo. La storia si ripete. Tutto tranne l&#8217;Italia dicono i fuggitivi.</p>
<p>Un&#8217;emorragia di globuli rossi in piena salute mentre nell&#8217;organismo Italia continua a circolare sangue raffermo, stantio, vissuto eccome.<br />
<strong>Giorgio Napolitano</strong> è nato nel 1925, ha quasi la tenera età di 87 anni.<span id="more-6687"></span> E sono lui e la sua responsabile fermezza istituzionale ( insieme al baratro di credibilità in cui l&#8217;Italia è sommersa dal punto di vista economico-finanziario vedi <strong>spread</strong> e <strong>default</strong>) che hanno realizzato il miracolo della transizione post <strong>Berlusconi:</strong> le dimissioni del Cavaliere qualcosa che nessuno si sentiva di prevedere 15 giorni prima. Un Cavaliere al quale va riconosciuto un merito, quello di aver fatto un passo indietro: tardivo, ma davvero inaspettato.</p>
<p>Ma il punto è per quanto tempo ancora il paese può affidarsi al Presidente della Repubblica? Che prospettive di sviluppo può auspicare una persona della sua età? Una persona che ha già visto tutto e di più? L&#8217;Italia è sempre più vecchia.</p>
<p><strong>La coppia italiana all&#8217;estero la riconosci perché mediamente è quella senza figli.</strong> Questo significa solo una cosa, lasciando stare le cause:<strong> crisi demografica significa estinzione</strong>.</p>
<blockquote><p>Perché senza giovani chi porta avanti la baracca? Chi sviluppa una società nel suo seno? Chi crea la dolorosa e necessaria dialettica generazionale che fa passare un paese da un&#8217;epoca alla successiva?</p></blockquote>
<p>Proprio <strong>Napolitano</strong>, idolatrato da tutti, incarna al momento questa stasi mortale. Una classe politica che è lo specchio di una società vecchia e avariata perché negli anni, la vita si porta via lo slancio di chi ancora vuol sfidare il futuro. Il popolo intanto lotta coi denti per rimanere a galla, ma è già condannato <em>in primis</em> dal naturale decorso fisiologico dell&#8217;esistenza umana, molto prima che dai mercati.</p>
<p>Così dopo esserci risvegliati dal sogno-incubo berlusconiano, siamo più poveri e meschini e perplessi e trepidanti attendiamo le scelte di Super Mario, il nuovo Gesù in terra che ci siamo meritati. <strong>Mario Monti</strong> ci darà la medicina amara, ci imporrà i sacrifici che chiedono i mercati internazionali insieme all&#8217;Unione Europea. Sacrifici necessari se non altro per comprendere che la pacchia del tirare a campare è davvero conclusa. Luci in sala.</p>
<p>Adesso si deve solo badare a campare. Classe media in caduta libera. E tanto più i piani di austerità di Monti saranno gravosi, tanto prima potrebbe scattare una reazione di buon senso rispetto al trauma avvenuto. Sbattere la faccia contro il suolo. Ricomprendere il senso della gravità. Come gira il mondo del XXI secolo. Nel quale se va bene riusciamo a ritagliarci la parte della comparsa. Solo da un trauma si può cominciare di nuovo, senza i lezzi del passato, ma grazie al contraccolpo del presente.</p>
<p>Per onestà, tra l&#8217;altro, bisognerebbe anche aggiungere che se oggi <strong>Monti</strong> può provare a raddrizzare le sorti di un paese allo sbando (con l&#8217;esperienza del tecnocrata che giustamente non ascolta né la feccia politica né tanto meno il popolo) la colpa non è certo di <strong>Berlusconi</strong>, ma di un&#8217;opposizione mai così imbarazzata e priva di credibilità e di rispetto per gli elettori.</p>
<p>Nel migliore dei mondi possibili, visto che si dice che il vero italiano esce fuori nella sofferenza, si auspica che la sofferenza arrivi, quella vera e presto, che faccia coagulare un popolo attorno ad un avvenire, perché mentre l&#8217;austerity di Monti traumatizzerà quasi inevitabilmente il cittadino medio, per la classe politica il discorso non è per niente scontato, anzi.</p>
<p>Al momento attuale il paese è organizzato con degli apparati statali mediocremente efficaci e gestito da istituzioni desuete e rimaste al XX secolo.</p>
<p>Se non cambia qualcosa, un Qualcosa che conti, come imparare a volersi bene in quanto italiani e a non sopportare ogni genere di accrocchio perché<em> tanto l&#8217;Italia funziona così</em>, le sfide del XXI secolo, come vediamo, ci travolgeranno. E allora che il destino prenda la sua parte, infondo non sta scritto nei libri di storia che i popoli hanno un loro percorso, nascono, si sviluppano e muoiono lasciano ai posteri la soddisfazione di riscoprirli? I Fenici che fine hanno fatto? E gli Assiri, i Babilonesi, gli Hittiti?</p>
<p>Sono tutti nei libri di storia, dove un popolo e le sue meschine altezze almeno qualcosa guadagnano con l&#8217;estinzione: la prima lettera maiuscola.</p>
<p><a href="http://video.sky.it/news/politica/conferenza_stampa_di_mario_monti/v102651.vid">Conferenza stampa di Mario Monti</a></p>
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		<title>Guerriglia a Roma. La città di nuovo sotto shock.</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 08:37:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione pensionati]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione pensionati Roma]]></category>
		<category><![CDATA[scontri Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[Dall&#8217;inviato Pompilio Struzzo la cronaca minuziosa dei clamorosi eventi che hanno riportato Roma nella spirale della violenza. Questa volta gli scontri alla manifestazione dei pensionati. Pensionati senza freno a Roma. Alemanno disperato. Maroni: &#8220;Reintroduciamo la Linea Gotica.&#8221; Roma &#8211; 29 &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/senza-categoria/guerriglia-a-roma-la-citta-di-nuovo-sotto-shock/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall&#8217;inviato Pompilio Struzzo la cronaca minuziosa dei clamorosi eventi che hanno riportato Roma nella spirale della violenza. Questa volta gli scontri alla <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_28/nessundorma-protesta-pensionati-garrone-1901971043124.shtml">manifestazione dei pensionati</a>.</p>
<p><em>Pensionati senza freno a Roma. Alemanno disperato. Maroni: &#8220;Reintroduciamo la</em><br />
<em> Linea Gotica.&#8221;</em></p>
<p>Roma &#8211; 29 ottobre.<br />
Con le ferite ancora aperte dopo i gravi fatti che hanno traumatizzato la capitale il 15 ottobre, torna la paura a Roma, in occasione della manifestazione indetta dal sindacato dei pensionati Spi/Cgil. &#8220;Nessun Dorma&#8221; il profetico nome dato all&#8217;iniziativa, e difatti nessuno oggi può godere del meritato riposo del fine settimana. Già dalla notte di giovedì decine di pullman carichi di anziani indignati hanno cominciato ad invadere le strade. La concentrazione era in Piazza del Popolo alle ore 10 di mattina, i pensionati avevano sostenuto nelle settimane precedenti che sarebbero scesi in piazza &#8220;per dire no alle politiche economiche di questo Governo, no ai tagli dello stato sociale&#8221; e che il raduno nazionale sarebbe stato &#8220;una grande manifestazione, pacifica e combattiva&#8221; ed effettivamente i primi attimi si sono svolta senza incidenti, in un gioioso clima di serenità e festa. Ma presto alle allegre e svolazzanti bandiere rosse del sindacato si sono sostituiti i bastoni: impugnati con mano malferma ma decisa, si sono abbattuti con indicibile violenza su quanto capitava alla loro portata.<span id="more-6665"></span></p>
<p>Arzilli vecchietti in passamontagna hanno dato l&#8217;assalto a banche e catene alimentari, oltre naturalmente agli odiati uffici postali percepiti dai deliranti anziani come &#8220;il nemico di classe da abbattere&#8221;, slogan dal retaggio antico di cui francamente non si sentiva proprio il bisogno.</p>
<blockquote><p>Le ricostruzioni sono ancora incerte, ma da quanto siamo riusciti a sapere piccoli gruppi di pensionati non appartenenti ad alcuna organizzazione o sigla sindacale si sarebbero intrufolati nel corteo Spi, impegnandosi ripetutamente in scontri con le forze dell&#8217;ordine e colpendo con una rabbia tanto inaudita da rovinare di fatto le ragioni di una giornata di lotta altrimenti memorabile.</p></blockquote>
<p>I tafferugli sono andati avanti per ore, estendendosi al resto della città dove sono stati contrastati dagli stessi manifestanti, dando luogo ad interminabili battibecchi, ma dove pure i violenti hanno via via raccolto le simpatie di diversi passanti.</p>
<blockquote><p>Casalinghe coi bigodini in testa hanno messo a ferro e fuoco la zona intorno al Circo Massimo; diverse badanti sono state viste rovesciare dalle finestre delle case il contenuto dei cateteri dei propri assistiti sulle forze dell&#8217;ordine, nel disperato tentativo di rallentare l&#8217;avanzata dei celerini.</p></blockquote>
<p>Stando a quanto è trapelato finora sarebbero addirittura rimaste coinvolte nei disordini alcune attempate signore olandesi fermate e successivamente identificate dalle forze dell&#8217;ordine come distaccatesi da un gruppo di turisti giunti in città da pochi giorni:<br />
tutti gli indizi hanno portato gli investigatori ad ipotizzare un quanto mai plausibile asse internazionale della sovversione che, partendo da Vimodrone e ruotando intorno ai covi di Lourdes e Medjugorje, arriverebbe a lambire i Paesi nordici appunto.<br />
Verso sera infine una moltitudine ormai inarrestabile di vecchietti si è riversata nella piazza<br />
di Montecitorio con mazze e bombe carta e, nella nebbia causata dai fumogeni appositamente portati dai facinorosi, ha infine dato l&#8217;assalto alle porte del Palazzo.<br />
Il futuro del Paese dipende adesso da ciò che resta di Roma, ma avvisiamo fin da subito che gli irresponsabili nonnetti hanno scatenato l&#8217;inferno.</p>
<p>Il bilancio è di un&#8217;altra giornata di guerriglia, le colonne di fumo dei cassonetti dati alle fiamme sono state visibili fino a notte inoltrata. Il sindacato ha immediatamente preso le distanze dai fatti, condannando con forza l&#8217;accaduto: &#8220;Vecchi bulli&#8221; è stato il commento del Direttivo.<br />
Secondo gli organizzatori i violenti sarebbero professionisti della devastazione da identificarsi con ex tassisti finiani assoldati a bell&#8217;apposta per creare scompiglio: il tutto resta avvolto da un alone di mistero davvero difficile da dipanare, le risposte a questi inquietanti interrogativi restano nascoste dietro quei passamontagna e quei volti tesi.</p>
<p>Quello su cui dobbiamo trovarci oggi tutti d&#8217;accordo e uniti è il rifiuto e la condanna delle dinamiche perverse imposte da una minoranza di vecchi ad una moltitudine che vuole esprimere pacificamente e legalmente la propria sacrosanta indignazione contro questa pace e contro questa legge.</p>
<p>Il conflitto sociale non è e non può essere il terreno dove lasciare agire indisturbati questi delinquenti sballati di antidolorifico.</p>
<p>&#8220;Pagherete tutto!&#8221; gridavano i poliziotti agli inferociti pensionati, riferendosi ai ticket ASL.</p>
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		<title>Nobel Lampedusa.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 18:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[IMMIGRAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETA']]></category>
		<category><![CDATA[Contrada Imbricola]]></category>
		<category><![CDATA[Lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[Lampedusa cariche immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[rivolte Lampedusa]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Maroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è persa la pazienza a Lampedusa. I tunisini, chiusi in una struttura di prima accoglienza (da dove dovrebbero transitare per raggiungere situazioni più adeguate), in 1200 dentro Contrada Imbricola, un centro che può adeguatamente ospitare al più 850 persone. &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/nobel-lampedusa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/wqV4yXOL900" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe><br />
Si è persa la pazienza a <strong>Lampedusa</strong>.</p>
<p>I tunisini, chiusi in una struttura di prima accoglienza (da dove dovrebbero transitare per raggiungere situazioni più adeguate), in 1200 dentro<strong> Contrada Imbricola,</strong> un centro che può adeguatamente ospitare al più 850 persone.</p>
<p>E i lampedusani, che non tollerano più una situazione di portata mediterranea che si concentra nella loro piccola isola, ex perla turistica, ormai inflazionato centro di approdo delle rotte della disperazione.</p>
<p>E alla fine, fisiologicamente, è scoppiata una tensione che si è fatto evidentemente troppo poco per evitare. Da un lato disperati che cercano una possibilità, e la cercano con la strenua forza della necessità della vita, dopo aver navigato e sopravvissuto a rotte di morte di massa e, dall&#8217;altra, gli isolani che pretendono di continuare con la loro esistenza, senza dover subire la condanna di essere diventati base per un rifugio di massa e soprattutto vittime delle conseguenze della sua mala gestione. Le tante promesse che nessuno ha saputo raccogliere e portare avanti, Mr. Maroni e Mr. Berlusconi<em> in primis</em>.</p>
<p>E sull&#8217;isola, dato incendio al centro di accoglienza, i tunisini sono scappati cercando di rendere nazionale la loro protesta e riuscendo a raccontare, con le immagini che li riprendono, la gravità delle loro condizioni.</p>
<p>A Lampedusa è però anche partita la caccia al tunisino e come riporta il <a href="http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=163770&amp;sez=ITALIA">Gazzettino veneto</a>:</p>
<blockquote><p><strong>Molti abitanti dell&#8217;isola hanno dato vita a una fitta sassaiola nei confronti degli immigrati</strong>, che hanno risposto lanciando a loro volta pietre e suppellettili.</p></blockquote>
<p>Che cos&#8217;è questo se non il punto più basso nella storia recente dei rapporti fra Italia e Nord Africa? Una sassaiola fra disperati ed esasperati. Nel silenzio siderale dell&#8217;opinione pubblica anche l&#8217;<a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/immigrazione/0000075_2011_9_21_scontri_lampedusa.html">inevitabile dichiarazione istituzionale</a> assume un gelido e ripetitivo vigore.</p>
<blockquote><p><span id="more-6631"></span></p></blockquote>
<p>Torniamo ai fatti, i Tunisini vogliono rimanere e chiedere permesso di asilo, il <strong>Viminale</strong> li vuole trasferire entro 48 ore per poi rimpatriarli. Come e quando è troppo sapere, ma nell&#8217;assenza di opposizione politica e opinione pubblica ciò non rappresenta poi un grosso problema.</p>
<p>Nel frattempo il sindaco <strong>De Rubeis</strong>, scortato da tre agenti di polizia, in un cassetto dell&#8217;ufficio, tiene una mazza da baseball. E afferma in sequenza:</p>
<blockquote><p><strong> </strong>«Abbiamo sull’isola 1500 deliquenti che ieri hanno dato fuoco al centro. Il ministro Maroni si muova perché noi acceteremo più nessun immigrato. Il presidente Napolitano venga a Lampedusa a darci la solidarietà se davvero l’Italia è unita. Siamo stanchi di questa linea morbida adottata dalle forze dell’ordine nei confronti degli immigrati tunisini. &#8221;</p>
<p>«Mi devo difendere, e sono pronto a usarla [NDR, la mazza], scrivetelo pure. Siamo in presenza di uno scenario da guerra, lo Stato mandi subito elicotteri, navi per trasferire i tunisini che vagano per l&#8217;isola dopo avere incendiato ieri il centro di accoglienza».</p>
<p>&#8220;Ho cercato di parlare con il presidente Berlusconi e il ministro Maroni ma non è mai stato possibile. Non è più il tempo delle chiacchiere e dei ragionamenti buonisti. Il Viminale porti via tutti i tunisini. Ci aiuti il presidente Napolitano che si è sempre dimostrato sensibile nei nostri confronti.Venga da noi.  La situazione è ad alto rischio, occorre fare presto qualcosa&#8221;.</p>
<p>«I miei concittadini hanno ragione e mi chiedono che i tunisini spariscano dalla loro vista. È una situazione che non può continuare. Il Viminale deve intervenire al più presto.&#8221;</p></blockquote>
<p>Spariscano dalla loro vista. Un popolo come quello lampedusano che non è certo famoso per la sua irriducibile lotta allo straniero, lascia passare questo messaggio attraverso il suo più alto rappresentante istituzionale.</p>
<p>Nel frattempo le forze dell&#8217;ordine picchiano a destra e manca, prima i tunisini che hanno dato fuoco al centro e poi i lampedusani che vogliono linciare i tunisini. La situazione è drammatica. <a href="http://affaritaliani.libero.it/cronache/immigrati-lampedusa-guerriglia-urbana-scontri.html">I sindacati di polizia dicono chiaramente che può anche scapparci il morto</a>.</p>
<p>Interpellato in merito l&#8217;avvocato <strong>Alessandra Ballerini</strong> spiega: &#8220;Dal momento in cui tieni delle persone rinchiuse per settimane in quelle condizioni, ci sono gravi responsabilità politiche e penali di chi ha creato questa rabbia e l&#8217;ha lasciata crescere. <strong>Questo è un trattamento assolutamente illegale</strong>, <strong>queste persone sono state private della libertà senza conoscere provvedimenti a loro carico, senza avere avvocati difensori e senza una convalida di un magistrato entro 48 ore. Si tratta di sequestro di persona</strong>. Al momento a Lampedusa è impossibile avviare le procedure per la richiesta di protezione e asilo: nell&#8217;isola mancano i moduli C3 necessari per avviare la pratica. Le autorità presumono che i tunisini non siano richiedenti asilo e nonostante lo possano anche urlare, vengono ignorati. Non è certo la polizia che deve decidere sulla domanda di asilo.&#8221;</p>
<p>Il 30 marzo scorso, sono passati 6 mesi, <a href="http://www.fanpage.it/berlusconi-candida-lampedusa-al-nobel-per-la-pace/">Berlusconi, di fronte ad una folla applaudente e incantata, aveva dichiarato di voler candidare Lampedusa per il Nobel</a>. Adesso come adesso però, probabilmente il suo Governo dovrebbe fare qualcosa di più concreto e questo vale cento volte di più per l&#8217;opposizione italiana, che lungi dall&#8217;essere all&#8217;altezza della situazione, si fa le pulci per beghe interne e si scandalizza ancora per un&#8217;Italia che non ha più niente di cui essere orgogliosa.</p>
<p>Per approfondimento:</p>
<p><a href="http://ilsecolo21.it/immigrazione/maroni-e-i-suoi-clandestini/">Maroni e i suoi clandestini</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riflessioni senza titolo.</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 21:40:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le immagini mostrate dal TG3 lo scorso sabato notte non mi hanno convinto. I particolari più di tutto. Le inquadrature rivelano gli insorti libici esclusivamente nel momento in cui sparano, mai nel momento in cui il colpo dovrebbe finire a &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/societa/riflessioni-senza-titolo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le immagini mostrate dal TG3 lo scorso sabato notte non mi hanno convinto. I particolari più di tutto. Le inquadrature rivelano gli <em>insorti</em> libici esclusivamente nel momento in cui sparano, mai nel momento in cui il colpo dovrebbe finire a segno. Non ci fanno assistere ai danni verificati. In un frammento addirittura ho notato un<em> insorto</em> provare stupore per lo scoppio provocato da un qualche arnese, anch&#8217;esso non inquadrato. Produzione occidentale? Chi lo sa, comunque molto probabile. Non che sia un dettaglio nevralgico intendiamoci, la Nato ha approvato alla luce del sole i rifornimenti a questi <em>ribelli.</em> Questo è.</p>
<div id="attachment_6663" class="wp-caption alignright" style="width: 490px"><a href="http://ilsecolo21.it/societa/riflessioni-senza-titolo/"><img class="size-full wp-image-6663" title="guerra da matti" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/08/guerra-da-matti.jpg" alt="" width="480" height="691" /></a><p class="wp-caption-text">Guerra da matti. Di Andrea Bodon.</p></div>
<p>Insomma, un&#8217;altra guerra raccontata spizzichi e bocconi, che idea possiamo mai farci seduti comodamente sul divano di una torrida sala d&#8217;agosto? Rispetto a sabato, gli eventi si sono mossi velocemente. Molto. <strong>Tripoli</strong> e <strong>Gheddafi</strong> sembrano caduti.<span id="more-6593"></span></p>
<p>Un ragazzo senegalese mi stupisce dicendomi che l&#8217;80% dei libici è con <strong>Gheddafi</strong>. Il libico, dice, sotto il regime non paga tasse né bollette, tutto è passato dallo Stato, appena sposato gli viene accordato un appartamento. Lavorano solo gli africani subsahariani laggiù. Come si può fuggire un sistema così efficiente? Evidentemente qualcosa non torna. Il peggio, dice, verrà adesso. Interessi occidentali? Francia e Regno Unito di sicuro orchestreranno per il meglio (loro) le fasi successive. Al tavolo decisivo per le future forniture di petrolio libico occuperanno di sicuro gli scranni più accreditati.</p>
<p>Grandi sorrisi ed impegni pubblici, internazionali.</p>
<p>Ovviamente <strong>Gheddafi</strong> è famiglia introvabili.</p>
<p>Nel frattempo a <strong>Gaza</strong>, <strong>Hamas</strong> ha prima sparato e poi annunciato l&#8217;interruzione della tregua. Gli israeliani implacabili hanno risposto come i russi in <strong>Cecenia</strong>. Certo maniere più sofisticate e più biasimate dalla comunità internazionale (anche perché nella rappresaglia di Stato sono stati ammazzati anche 4 poliziotti egiziani. Faraonici musi, ritiro dell&#8217;ambasciatore egiziano da Israele e convocazione dell&#8217;omologo israeliano al Cairo).</p>
<p>Sarà che Israele è nel Mediterraneo, ma anche i russi hanno i proprio arabi da sterminare alla bisogna.</p>
<p><a href="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/08/Bashar-Assad.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6602" title="Bashar Assad" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/08/Bashar-Assad.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>In <strong>Siria</strong> intanto <strong>Bashar Assad</strong> non perde tempo: duemila siriani sono morti nei moti per scacciarlo dal potere. Un massacro che non riesco nemmeno a immaginare. Mi basta sapere che più volte si è sparato sulle folle adunate ai funerali delle vittime della violenza di Stato. Martiri.</p>
<p>Ed eccoci al Belpaese. Ridicolo Belpaese. In Italia i politici ci fanno sapere che per fare cassa ipotizzano di vendere il 40% del patrimonio immobiliare statale. Per inciso, patrimonio dei cittadini italiani. Ma forse dimenticano che per uno Stato vendere i propri possedimenti è un pò come esternalizzare i costi per un&#8217;azienda: fai soldi in fretta, ma poi rischi di perdere il controllo dei costi di gestione. Un esempio? A Genova vogliono vendere la caserma della Guardia di Finanza dietro al mercato  del pesce. Perfetto, si prepari il portafoglio per pagare un altro locale in affitto al Comando regionale della suddetta GDF.</p>
<p>Da qualche parte bisognerà pur sistemarli.</p>
<p>L&#8217;afa soffoca è davvero intensa, mi domando fra me e me, ma i politici che ci fanno queste proposte bislacche sono già in vacanza o ci devono ancora andare?</p>
<p>Genova.<a href="http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=41117"> Gli ambulanti protestano contro la decisione del Comune di spostare i loro banchi da Via Tortosa, visto che la retrocessione della Sampdoria comporta il giocarsi le partire il sabato pomeriggio. Spostare banchi e burattini per motivi di<em> comprovata</em> sicurezza. Domanda: ma non si potrebbe posticipare gli orari delle partire?</a></p>
<p><a href="http://www.primocanale.it/viewvideo.php?id=41117">Vedremo se la televisione darà il permesso. L&#8217; assessore <strong>Vassallo</strong> lo ha già fatto. Si dice non vedesse l&#8217;ora.</a></p>
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		<title>Haidi e Giuliano, i genitori di Carlo Giuliani.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 12:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
				<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Genova 2001-2011. Dossier G8]]></category>
		<category><![CDATA[20 luglio 2001]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Giuliani]]></category>
		<category><![CDATA[colonnello Truglio]]></category>
		<category><![CDATA[decennale G8]]></category>
		<category><![CDATA[Genova 2001]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Truglio]]></category>
		<category><![CDATA[il capitano Cappello]]></category>
		<category><![CDATA[il sottotenente Zappia]]></category>
		<category><![CDATA[il tenente Mirante]]></category>
		<category><![CDATA[maresciallo Aloi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Placanica]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Alimonda]]></category>

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		<description><![CDATA[Haidi Gaggio Giuliani è la mamma di Carlo. Dopo quei giorni è diventata un personaggio nazionale, è andata in Parlamento e si è battuta e si batte perché le morti di Stato non debbano essere archiviate prima di tutto dall&#8217;indifferenza &#8230; <a href="http://ilsecolo21.it/genova/haidi-e-giuliano-i-genitori-di-carlo-giuliani/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Haidi Gaggio Giuliani</strong> è la mamma di Carlo. Dopo quei giorni è diventata un personaggio nazionale, è andata in Parlamento e si è battuta e si batte perché le morti di Stato non debbano essere archiviate prima di tutto dall&#8217;indifferenza delle persone.</p>
<p><em>Promotrice del sito web: Rete-Invisibili, <a href="http://www.reti-invisibili.net/" target="_blank">www.reti-invisibili.net</a><strong> </strong></em></p>
<div id="attachment_6558" class="wp-caption aligncenter" style="width: 606px"><strong><a href="http://ilsecolo21.it/2011/07/19/haidi-e-giuliano-i-genitori-di-carlo-giuliani/"><img class="size-full wp-image-6558" title="Undici anni." src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/07/Undici-anni..jpg" alt="" width="596" height="1007" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Undici anni. Di Ambra Coniglione.</p></div>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><em><span id="more-6421"></span></em></p>
<p><em>In quei giorni tanti ventenni come Carlo scesero in strada per manifestare. Cosa li spingeva?</em></p>
<p>Dunque, premetto sempre che non parlo per Carlo. Suppongo che sia sceso in piazza, come era sceso tante altre volte prima, nel senso che Carlo ancora al liceo organizzava le manifestazioni, era nel consiglio di istituto e poi avendo due genitori che alle manifestazioni avevano sempre partecipato, era logico che Carlo ci fosse in quei giorni. E difatti c’era. Si è fatto tutto il corteo dei migranti e anche il 20 luglio -si è alzato tardi- e poi abbiamo seguito i suoi spostamenti con le foto, con i filmati, con le testimonianze di chi lo ha incontrato. Si vede chiaramente che lui va in giro chiedendosi che cosa stia succedendo.</p>
<p><em>Poi che succede?</em></p>
<p>E poi per tutta una serie di casi fortuiti arriva sotto il ponte della ferrovia sotto Via Tolemaide mezz’ora prima delle cinque. Naturalmente aveva già visto piazza Manin, corso Buenos Aires, corso Torino, cioè aveva già visto situazioni allucinanti di gratuita violenza da parte delle forze dell’ordine, infatti assiste e lo vediamo in molte situazioni assistere (Carlo non era certamente per spaccare tanto per spaccare e quindi non rientra in quella logica). E poi naturalmente quanto si tratta di resistere all’ennesima aggressione, lui partecipa a fare quella piccola barricata che c’è all’angolo con Via Tolemaide, alla fine di Via Caffa e poi naturalmente li c’è piazza Alimonda e vede una pistola e non gli piace..</p>
<p><em>Facendo un passo indietro, che idea ti sei fatta dei NoGlobal? Chi sono, visto che a dieci anni di distanza tanta gente li ricorda come quelli che saccheggiarono e devastarono Genova?</em></p>
<p>( Ride) In quei giorni a Genova è dimostrato, scritto e ripetuto, che c’era appunto un popolo e un popolo che non è d’accordo con la globalizzazione, con questo tipo di globalizzazione. E che vuole dimostrare il suo dissenso verso le grandi ingiustizie del mondo. Naturalmente ci sono tutti i movimenti possibili, immaginabili. Da Mani Tesi, Rete Lilliput, dai boy scout, agli anarchici, ai centri sociali: è un popolo estremamente vario. Guarda, l’altro giorno, mi ha telefonato una signora che ha tre figli e il più piccolo ha undici anni adesso, quindi allora aveva un anno. Per lui non sono venuti a Genova. Lui ha scoperto da poco di questa cosa  successa a Genova dieci anni fa, questa repressione incredibile e che anche i suoi genitori e i suoi fratelli ci sarebbero stati se lui non fosse stato così piccino. Ecco, chi sono queste persone? Non sono certo incalliti vecchi militanti o vecchi  comunisti come me, no, sono persone normali che non accettano questo tipo di sviluppo che è stato deciso e scelto e che il mercato ha imposto. E quindi ci sarebbero stati anche loro, cioè persone normalissime.</p>
<p><em>Sono passati dieci anni di processi. Che opinione ti sei fatta della giustizia dei tribunali?</em></p>
<p><strong>Intanto dieci anni di processi, ma neanche un processo per Carlo</strong>. Perché Carlo è stato archiviato subito senza processo e molti ancora non lo sanno e pensano che Carlo sia stato archiviato in seguito ad un processo. Invece no. E anche il tribunale di Strasburgo ci ha dato torto. Ai punti su alcuni quesiti ci hanno dato torto dieci a sette, e su altri tredici a quattro, insomma ci hanno dato torto ai punti. Comunque rimane che<strong> un processo penale vero e proprio, con tutte le testimonianze, con tutte le prove, con gli imputati in aula, con la prova in piazza con la camionetta e con la prova dello sparo, non ci è stato.</strong></p>
<p><em>Perché?</em></p>
<p>Io ho una risposta. Soprattutto dopo dieci anni. <strong>Perché un processo su Carlo metterebbe allo scoperto una brutta storia del nostro paese;</strong> metterebbe allo scoperto che cosa ci fanno i servizi segreti, anche infiltrati in quelle giornate in mezzo ai manifestanti, metterebbe allo scoperto la storia di quella catena di comando che è presente in Piazza Alimonda e che è la stessa catena di comando che è presente in Somalia quando viene uccisa Ilaria Alpi. Sto parlando di <strong><a href="http://liguria.indymedia.org/node/129" target="_blank">Giovanni Truglio</a></strong>, di Adriano <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vp0uxM_kvcQ" target="_blank">Lauro</a> che allora era vice questore.<strong> </strong><strong>Un processo su Carlo andrebbe a toccare alcune pagine molte segrete, molto imbarazzanti della situazione dei servizi segreti e delle forze dell’ordine nel nostro paese.</strong></p>
<p><em>Chi porta la responsabilità della morte di Carlo?</em></p>
<p>Certamente tutte le persone con una divisa che erano in piazza in quel momento. Tu dirai e chi gli sparato? Io ancora oggi non lo so. Perché mi sono convinta molto presto che<strong> </strong><strong>Mario Placanica</strong>, è una copertura per tanti motivi. Poi per carità può anche essere stato lui. Ma in questo caso la maggiore responsabilità c’è l’ha chi gli ha lasciato la pistola, chi gli ha tolto il lancia fumogeni e non gli ha tolto la pistola. Se è stato lui. Io al novanta per cento penso non sia stato lui e vorrei che lo Stato mi dicesse chi è stato. Punto.</p>
<p><em>E invece a livello politico?</em></p>
<p>Naturalmente a livello politico saliamo ancora in quanto a responsabilità, perché chi ha gestito le giornate del G8 permettendo e anzi incentivando una montatura mediatica incredibile (vogliamo ricordare le barzellette del sangue infetto o dei manifestanti che avrebbero sparato chissa che cosa) buona giusta per certi giornalacci di infima categoria? Chiaramente le responsabilità politiche ricadono su chi ha gestito politicamente quelle giornate.</p>
<p><em>Parlando della verità accertata dai tribunali. Ci sono dei punti oscuri e delle situazioni che non tornano alle quale i tribunali non hanno risposto?</em></p>
<p>Allora intanto non si può mai generalizzare. I tribunali, i giudici, ci sono giudici e giudici.  Per esempio le sentenze che sono state fatte su Diaz e Bolzaneto, soprattutto di secondo grado, sono sentenze estremamente vigorose e molto importanti per comprendere quanto è avvenuto in quelle giornate. Avrei voluto avere qualcuno che si occupasse con altrettanta attenzione, serietà e responsabilità di Carlo e della sua uccisione. <strong>Quelle sentenze per esempio sostengono che soprattutto per quanto riguarda Via Tolemaide (da cui poi derivano i fatti che portano all’uccisione di Carlo) i manifestanti abbiano reagito ad una violenza immotivata delle forze dell’ordine</strong>. E ancora recentemente sono uscite le motivazioni della sentenza su Bolzaneto, i giudici scrivono che è assolutamente ignominioso che persone appartenenti alle forze dell’ordine usino parole, strumenti, atti, di tipo nazi-fascista. Sono parole scritte in quelle sentenze, che però nessuno legge per cui si continua a raccontare la favoletta dei black block che hanno messo a ferro e fuoco la città.</p>
<p><em>Delle figure che sono emerse in questi dieci anni, quale ricordi con particolare stima e gratitudine e quale invece come un simbolo negativo?</em></p>
<p>Non faccio nomi. Ti deluderò (ride). Comunque grande stima per tutte le persone che si sono impegnate seriamente ad approfondire e portare avanti un discorso di verità sui fatti di Genova. <strong>E grande disprezzo più che rabbia nei confronti di tutte quelle forze dell’ordine che non hanno avuto il coraggio di guardarsi all&#8217;interno.</strong> Al di la dei delinquenti in divisa che spaccavano teste e facevano cose di questo tipo, anche tutti gli altri che sono stati a guardare ma non hanno mai avuto il coraggio di testimoniare. Ecco questi hanno il mio profondo disprezzo, perché è vero che è importante salvaguardare un posto di lavoro, la carriera già meno, ma ci sono persone che hanno perso la vita, persone che hanno rischiato la vita, persone che hanno riportato danni permanenti per il resto della loro esistenza, e di fronte a questo non ci deve essere carriera che tenga.</p>
<p><em>Politici, forze dell’ordine, manifestanti. Ognuno in quei giorni aveva le proprie ragioni&#8230;</em></p>
<p>Non si ha mai ragione quando si spacca una testa. I manifestanti, alcuni, io non condivido, hanno spaccato vetrine. Nessuno ha spaccato teste.<strong> </strong><strong>Eppure chi ha spaccato vetrine o magari non lo ha nemmeno fatto si è trovato accusato di devastazione e saccheggio, anche solo per essere stato ripreso in certi momenti e si ritrova oggi con una condanna dai dieci ai quindici anni.</strong></p>
<p><em>Allora esiste in concreto una disparità di trattamento fra forze dell’ordine che in appello sono stati condannati, ma nessuno dei quali transiterà per le patrie galere ed i manifestanti?</em></p>
<p><strong>Non solo non transitano per le patrie galere, ma non perdono neppure il posto di lavoro.</strong> Se la Cassazione dovesse confermare le sentenze per Bolzaneto soprattutto e anche per Diaz, magari qualcuno si, ma la patria galera non la vedono. E poi un ragazzo che dieci anni fa aveva neanche vent&#8217;anni, viene condannato a quindici anni mentre quattro assassini riconosciuti da un tribunale, i quattro poliziotti che hanno ucciso <strong>Federico Aldrovandi</strong>, hanno ricevuto una condanna, in quattro, di 14 anni e sono ancora al loro posto di lavoro. Ecco c’è una disparità insopportabile. Da chi dipende? Dai giudici. Ma i giudici a un certo punto sono anche obbligati a fare i contabili e quindi dipende dalle leggi che si trovano a dover usare. Se per un ragazzo che, faccio un esempio ha rubato, o bruciato una divisa di carabiniere, vengono dati 15 anni è perché c’è una legge che dice che per devastazione e saccheggio vanno dati quegli anni lì.</p>
<p><em>Però c’è una grossa differenza fra incriminare per devastazione e saccheggio piuttosto che per danneggiamento. E poi sulla base di filmati che dimostrano cosa? Spesso solo che tu sei presente.</em></p>
<p>Certo sono assolutamente d’accordo. Ecco non capisco come quattro assassini possano essere condannati a tre anni e poco più a testa. Cosa che viene immediatamente prescritta. Però io non facendo il giudice non voglio insegnare il mestiere a nessuno, so però che occorrono leggi giuste perché un giudice possa applicare una legge giusta.</p>
<p><em>Cosa insegna questa giustizia così dispari a un ventenne di allora e ad un ventenne di oggi?</em></p>
<p><strong>Insegna un senso di profonda ingiustizia e quindi un senso di nessun rispetto e nessuna fiducia nei confronti delle istituzioni</strong><strong>.</strong> La fiducia nelle istituzioni non si può insegnare a parole. Si può insegnare con l’esempio. Se tu hai persone degne di fiducia che lavorano all’ interno delle istituzioni, certamente anche un adolescente imparerà ad avere rispetto per quelle istituzioni. Se tu hai delle persone di bassissimo livello morale e di nessuna possibilità di rispetto, chiaramente come fai a dire a un ragazzino di dodici tredici anni che lui lo deve avere? Vedi, la mia generazione il rispetto per le istituzioni lo ha imparato poi, conoscendo la Resistenza, conoscendo che le istituzioni erano un regalo di chi aveva lottato per liberare il nostro paese dal fascismo e dai nazisti e quindi il rispetto veniva dal rispetto per la Costituzione. Oggi abbiamo esponenti delle istituzioni che per primi non rispettano la Costituzione. Come fai a dire a un ragazzino: “Guarda che tu hai una delle carte costituzionali più belle al mondo, imparala e rispettala?”</p>
<p><em>Durante la tua attività parlamentare è esistita una solidarietà per la tua storia? E questa solidarietà si è mai concretizzata in una volontà politica che facesse chiarezza?</em></p>
<p>Io sono stata eletta perché Rifondazione comunista, alla quale non ero iscritta, mi ha proposto di candidarmi. Io già ero perplessa prima e dopo che ho accettato ero ancora più perplessa (ride), anche perché io mi ero illusa di poter andare in Parlamento e seguire da vicino la commissione di inchiesta sui fatti del G8. Commissione di inchiesta che non c’è mai stata. Per il voto contrario di <strong>Italia dei Valori</strong>, che inneggia tanto alla giustizia, ma non ha voluto che fosse fatta un’inchiesta seria sui fatti di Genova, <strong>per il voto Radicale, mi pare o contrario o per l’assenza del voto Radicale</strong> e soprattutto per l’astensione del presidente della commissione affari costituzionali (che doveva preparare il disegno di legge da presentare alla Camera per istituire la Commissione sul G8): <strong>Luciano Violante,</strong> il cui voto sarebbe stato decisivo, perché il suo voto positivo sarebbe stato sufficiente.</p>
<p><em>Come parlamentare e come mamma che reazione hai avuto?</em></p>
<p>Ma non cambia molto. Nel senso che ho capito che non c’era nessuna volontà di fare chiarezza neppure in Parlamento.</p>
<p><strong>Giuliano Giuliani, papa di Carlo.</strong></p>
<p><em>Perché non c&#8217;è stato un processo per la morte di tuo figlio?</em></p>
<p>Credo che le ragioni per cui non c’è stato un processo siano tante. Intanto la prima questione: è stato il primo fatto di cui la magistratura genovese si è occupata. E lo ha fatto in un clima in cui ancora c’era molta disinformazione, poi indubbiamente chi se ne è occupato ha fatto un lavoro non dignitoso. Perché fidarsi di quanto hanno detto 4 consulenti sul sasso che vola, è una offesa alla logica, alla serietà e all’evidenza.</p>
<p><strong>Poi certamente c&#8217;è anche il fatto che in quell’occasione i responsabili erano un pezzo del settore ordine pubblico che gode maggiormente, rispetto ad altri, di una logica di impunità. Sto parlando dei reparti speciali dei carabinieri.</strong> Quindi c’era anche il fatto di una catena di comando considerata un punto di grande evidenza nella logica militare per la quale hanno lavorato i reparti speciali dei carabinieri. Voglio ricordare che in <strong>Piazza Alimonda</strong> ci sono il tenente<strong> colonnello Truglio, il capitano Cappello, il tenente Mirante, il sottotenente Zappia</strong><strong>,</strong> che rappresentano un’élite di comando che era stata impegnata, con gradi minori ovviamente, già a Mogadiscio in Somalia già nel 1994. Tra l’altro erano sulla nave quanto Ilaria Alpi e Miran Hrovatin sono stai uccisi. Erano già sulla nave che doveva farli ritornare indietro. E fra le cose delle quale si era occupata Ilari Alpi, come ha più volte scritto in quegli anni Famiglia cristiana, quindi non certo un giornale di estrema sinistra, si era occupata anche del diario del <strong>maresciallo Aloi</strong>, un maresciallo dei carabinieri che era entrato in contatto con la giornalista e le aveva ricordato che tutto quel gruppo di comando era, o invischiato o quantomeno al corrente, delle violenze sessuali dei carabinieri del Tuscania sulle bambine somale. Quindi insomma una cosa non proprio onorevole.</p>
<p><em>E dopo la Somalia?</em></p>
<p>Dopo la Somalia, quello stesso gruppo di comando, ha fatto tutte le cosiddetta campagne umanitarie, cioè le campagne di guerra alle quali l’Italia ha partecipato e cioè il Kosovo, la Bosnia e poi naturalmente l’Iraq e l’Afghanistan. Quel gruppo di comando, il gruppo di elite, come dire messo alle strette, avrebbe dovuto dimostrare che non aveva svolto i suoi compiti in piazza Alimonda. Perché, se può essere vero, ammesso che sia davvero il giovane carabiniere Placanica che spara, che un giovane carabiniere lì si trova impaurito etc etc etc, non c’è nessuna giustificazione per come si sono svolti i fatti da parte di una catena di comando che rappresenta un’elite militare dell’Arma dei carabinieri. Immagino che andarli a toccare sulla responsabilità di quanto accadde in piazza Alimonda, fosse un’impresa.</p>
<p><em>Ma perché un De Gennaro, che adesso è ai vertici dei servizi segreti, e dunque sembra anche egli un intoccabile è stato processato e condannato e invece questa catena di comando no?</em></p>
<p>Intanto per una delle cose più negative compiute da <strong>Massimo D’Alema </strong>quando era al Governo. Ci fu<strong> l’assegnazione di quarta forza armata, dopo esercito, marina ed aviazione, all’arma dei carabinieri. Che in base a questo fatto è diventata ancora più potente e ancora più sottratta ai controlli di quanto non fosse prima. Con un livello di autonomia rispetto alla vita civile molto più forte di quanto non ne avesse prima. E quindi dotato di una logica assolutamente militare</strong>. Voglio ricordare una frase agghiacciante che disse il capitano Mirante, all’epoca dei fatti di piazza Alimonda solo tenente, quando venne a testimoniare in Tribunale al processo ai 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio (altro delirio della magistratura genovese, per quanto riguarda il mio giudizio). Questo capitano Mirante, interrogato più volte su come bisogna regolarsi nello scontro, continua a parlare di guerra. L’avvocato che lo interroga a un certo punto dice: “Capisco lei parla di guerra perché ha una mentalità giustamente militare, ma qui stiamo parlando di ordine pubblico.”  Il capitano Mirante risponde con un’assoluta tranquillità: “ E’ la stessa cosa. Cambiano solo gli strumenti dell’offesa” A mio giudizio agghiacciante che si consideri l’ordine pubblico come guerra è una cosa da delirio.</p>
<p><em>Anche se chi c’era in quegli attimi non può negare che di guerriglia urbana si trattasse o no?</em></p>
<p>Allora questa è una cosa assolutamente importante da chiarire. La guerriglia urbana e cioè l’azione di rottura delle pavimentazioni stradali, dei bancomat, delle vetrine, delle automobili- assolutamente, indisturbati, senza che nessuno li ostacolasse- sono cose compiute dai cosiddetti black block, guidati per le strade di Genova da infiltrati delle polizia e dei carabinieri. Non scherziamo più su queste cose: queste azioni le svolgono assolutamente indisturbati dalle 11.30 del mattino sino alle 13.30. Sulle scalinate del forte S. Giuliano ci sono 4 in divisa nera con in mano delle spranghe. C’è una fotografia di una funzionario di polizia con una con la tuta nera da black block.<img class="alignright size-medium wp-image-6499" title="un'amabile conversazione" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/07/unamabile-conversazione-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></p>
<p>Quando i centralini della questura e dei carabinieri sono intasati dalle telefonate di cittadini genovesi allarmati, scandalizzati e preoccupati, allora le forze cosiddette dell’ordine si decidono a intervenire e lo fanno contro i ma-ni-fe-stanti. Massacrati quelli della rete Lilliput in piazza Manin dalle 15.00 del pomeriggio in poi e massacrati, il corteo dei disobbedienti, che era autorizzato, e colpito in via Tolemaide. Poi c’è un altro fatto. Certo i manifestanti, in questo caso i disobbedienti, rispondono con un po’di violenza, sacrosanta, ai carabinieri che li hanno ingiustamente caricati. E questa cosa che sto dicendo è scritta nella sentenza sia di primo grado e riconfermata in appello, del tribunale di Genova che ha giudicato i 25 manifestanti.  VIDEO: <a href="http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2011/07/23/g8_genova_dieci_anni_dopo.html">In migliaia a Genova per ricordare il G8.</a></p>
<p><em><img class="aligncenter size-large wp-image-6495" title="Haidi (2)" src="http://ilsecolo21.it/wp-content/uploads/2011/07/Haidi-2-1024x768.jpg" alt="" width="640" height="480" /></em></p>
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