Nobel Lampedusa.

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Si è persa la pazienza a Lampedusa.

I tunisini, chiusi in una struttura di prima accoglienza (da dove dovrebbero transitare per raggiungere situazioni più adeguate), in 1200 dentro Contrada Imbricola, un centro che può adeguatamente ospitare al più 850 persone.

E i lampedusani, che non tollerano più una situazione di portata mediterranea che si concentra nella loro piccola isola, ex perla turistica, ormai inflazionato centro di approdo delle rotte della disperazione.

E alla fine, fisiologicamente, è scoppiata una tensione che si è fatto evidentemente troppo poco per evitare. Da un lato disperati che cercano una possibilità, e la cercano con la strenua forza della necessità della vita, dopo aver navigato e sopravvissuto a rotte di morte di massa e, dall’altra, gli isolani che pretendono di continuare con la loro esistenza, senza dover subire la condanna di essere diventati base per un rifugio di massa e soprattutto vittime delle conseguenze della sua mala gestione. Le tante promesse che nessuno ha saputo raccogliere e portare avanti, Mr. Maroni e Mr. Berlusconi in primis.

E sull’isola, dato incendio al centro di accoglienza, i tunisini sono scappati cercando di rendere nazionale la loro protesta e riuscendo a raccontare, con le immagini che li riprendono, la gravità delle loro condizioni.

A Lampedusa è però anche partita la caccia al tunisino e come riporta il Gazzettino veneto:

Molti abitanti dell’isola hanno dato vita a una fitta sassaiola nei confronti degli immigrati, che hanno risposto lanciando a loro volta pietre e suppellettili.

Che cos’è questo se non il punto più basso nella storia recente dei rapporti fra Italia e Nord Africa? Una sassaiola fra disperati ed esasperati. Nel silenzio siderale dell’opinione pubblica anche l’inevitabile dichiarazione istituzionale assume un gelido e ripetitivo vigore.

Torniamo ai fatti, i Tunisini vogliono rimanere e chiedere permesso di asilo, il Viminale li vuole trasferire entro 48 ore per poi rimpatriarli. Come e quando è troppo sapere, ma nell’assenza di opposizione politica e opinione pubblica ciò non rappresenta poi un grosso problema.

Nel frattempo il sindaco De Rubeis, scortato da tre agenti di polizia, in un cassetto dell’ufficio, tiene una mazza da baseball. E afferma in sequenza:

 «Abbiamo sull’isola 1500 deliquenti che ieri hanno dato fuoco al centro. Il ministro Maroni si muova perché noi acceteremo più nessun immigrato. Il presidente Napolitano venga a Lampedusa a darci la solidarietà se davvero l’Italia è unita. Siamo stanchi di questa linea morbida adottata dalle forze dell’ordine nei confronti degli immigrati tunisini. ”

«Mi devo difendere, e sono pronto a usarla [NDR, la mazza], scrivetelo pure. Siamo in presenza di uno scenario da guerra, lo Stato mandi subito elicotteri, navi per trasferire i tunisini che vagano per l’isola dopo avere incendiato ieri il centro di accoglienza».

“Ho cercato di parlare con il presidente Berlusconi e il ministro Maroni ma non è mai stato possibile. Non è più il tempo delle chiacchiere e dei ragionamenti buonisti. Il Viminale porti via tutti i tunisini. Ci aiuti il presidente Napolitano che si è sempre dimostrato sensibile nei nostri confronti.Venga da noi.  La situazione è ad alto rischio, occorre fare presto qualcosa”.

«I miei concittadini hanno ragione e mi chiedono che i tunisini spariscano dalla loro vista. È una situazione che non può continuare. Il Viminale deve intervenire al più presto.”

Spariscano dalla loro vista. Un popolo come quello lampedusano che non è certo famoso per la sua irriducibile lotta allo straniero, lascia passare questo messaggio attraverso il suo più alto rappresentante istituzionale.

Nel frattempo le forze dell’ordine picchiano a destra e manca, prima i tunisini che hanno dato fuoco al centro e poi i lampedusani che vogliono linciare i tunisini. La situazione è drammatica. I sindacati di polizia dicono chiaramente che può anche scapparci il morto.

Interpellato in merito l’avvocato Alessandra Ballerini spiega: “Dal momento in cui tieni delle persone rinchiuse per settimane in quelle condizioni, ci sono gravi responsabilità politiche e penali di chi ha creato questa rabbia e l’ha lasciata crescere. Questo è un trattamento assolutamente illegalequeste persone sono state private della libertà senza conoscere provvedimenti a loro carico, senza avere avvocati difensori e senza una convalida di un magistrato entro 48 ore. Si tratta di sequestro di persona. Al momento a Lampedusa è impossibile avviare le procedure per la richiesta di protezione e asilo: nell’isola mancano i moduli C3 necessari per avviare la pratica. Le autorità presumono che i tunisini non siano richiedenti asilo e nonostante lo possano anche urlare, vengono ignorati. Non è certo la polizia che deve decidere sulla domanda di asilo.”

Il 30 marzo scorso, sono passati 6 mesi, Berlusconi, di fronte ad una folla applaudente e incantata, aveva dichiarato di voler candidare Lampedusa per il Nobel. Adesso come adesso però, probabilmente il suo Governo dovrebbe fare qualcosa di più concreto e questo vale cento volte di più per l’opposizione italiana, che lungi dall’essere all’altezza della situazione, si fa le pulci per beghe interne e si scandalizza ancora per un’Italia che non ha più niente di cui essere orgogliosa.

Per approfondimento:

Maroni e i suoi clandestini.

 

 

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Una risposta a Nobel Lampedusa.

  1. Alessandro scrive:

    Purtroppo a rimetterci sono sempre le persone che ne hanno meno colpa. Come hai detto bene tu i lampedusani non sono certamente quelli visti in questi giorni, e l’hanno dimostrato in questi ultimi mesi e negli anni precedenti. Purtroppo si sentono abbandonati da chi invece è responsabile della gestione di queste situazioni per cui invece Lampedusa sembrerebbe essere parte di un altro Stato.

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