Don Gallo. Prete.

Don Gallo a Genova è conosciuto anche dalle pietre. Prete con sempre qualcosa di scomodo da dire (scomodo per chi nega, dissimula e mistifica il disagio sociale) durante il G8 Don Gallo e l’associazione San Benedetto al porto gestiscono il bar Clandestino. Questi i suoi ricordi.

Da dove cominciamo Don?

Da Carlo. Carlo è venuto fuori perché un giornalista delle Reuter (non so da che distanza) ha beccato la rivoltella. Chi ha sparato? Polizia, dimostranti? C’è la rivoltella nella camionetta e oltretutto sento a volte Giuliano Giuliani. [NDR che dubita che a sparare sia effettivamente stato Mario Placanica] Quindi responsabilità da tutte le parti.

20 Luglio. Di Roberto Scarso.

Da quali tutte le parti Don?

Gente come Fini e altri che erano a Forte S. Giuliano. Poi il sindacato. Se ci fosse stato il servizio d’ordine della CGIL, CISL, UIL. Servizio d’ordine quindi gruppi magari, che so io delle cosiddette allora si chiamavano Tute Bianche, i manifestanti non sarebbero stati soli. C’è poco da fare, guerriglia o no, all’inizio la guerriglia comincia il venerdì pomeriggio. Comincia con Tolemaide. Venerdì Manin, Piccapietra, non parliamo di Casaregis all’inizio, sabato Felice Cavallotti. E’ chiaro che a un certo momento la rabbia, la furia, io non voglio giustificare nessuno, però io che sono il responsabile della piazza devo mettermi in condizione. E allora come vi siete organizzati che eravate un casino fra finanza, carabinieri e polizia. Ecco dove è la grande mancanza di un servizio d’ordine che dovevano svolgere i sindacati, io gliel’ho sempre rinfacciato. Voi avete abbandonato il movimento dei giovani. Perché l’organizzazione non era venuta per mettere sotto assedio Genova, assolutamente.

Se dovesse scegliere delle immagini impresse nella sua memoria per evocare quei giorni, quali sceglierebbe?

Prima direi che dal lunedì, e cioè dall’inizio della settimana che concludeva con le manifestazioni, alla scuola Pascoli ci sono stati incontri con esperti di cui nessuno ha mai parlato. Come immagini però sceglierei subito il corteo multicolore, gioioso, dei migranti. Ero vicino a Manu Chao col tamburo e a Roy Paci con la tromba. Era un momento di gioia, di incontro, di speranza. Come se fosse chiaro che nessuno si libera da solo. Era un’occasione di vera partecipazione, fino al giovedì sera era stata una serata bellissima. Il giovedì dicevo ho visto un mondo intero che cominciava, camminando, a domandare. Siamo scesi giù da Carignano e oltretutto partire dalla collina di Carignano sembrava agli organizzatori il punto ideale per cattolici e non cattolici: l’antica città di Genova. Questa è l’immagine di quello che doveva essere. A un certo momento noi gridavamo: “Noi la vogliamo la globalizzazione, ma dei diritti. Noi vogliamo che sia affermata la forza del diritto e non il diritto della forza.” Questo era un grido gioioso. Siamo arrivati fino ad Albaro senza incidenti di nessun tipo. Scendendo da Corso Aurelio Saffi, passammo a 15 metri dalla questura. La questura non era presidiata, per nulla. Non è che ci fosse un cordone o dei blindati, niente.Siamo ancora a giovedì e poteva finire con una grande manifestazione.

E il giorno successivo?

Il venerdì a mezzogiorno sono andato con Franca Rame allo stadio Carlini [NDR dove dormivano i disobbedienti]. Lei voleva visitare e parlare ai ragazzi, naturalmente raccomandando la non violenza. Erano un gioco queste specie di armature. Che poi il pomeriggio vengono giù da Corso Gastaldi. Corteo autorizzato di arrivare all’inizio di Via XX Settembre. Dopo il Carlini con la Franca siamo andati in Piazza Manin con la rete Lilliput : una festa, con bambini da tutte le parti e siamo scesi cantando in Via Assarotti. Tant’è vero che arriviamo a venti metri dallo sbarramento della polizia, e tutti volevano arrivare alla rete. Franca Rame aveva un mazzo di fiori da dare ai poliziotti. Il comandante, conosco io gradi, tenente colonnello, si toglie il casco, mi viene incontro e mi abbraccia: “Don Gallo son stato un suo allievo alla Don Bosco, come sono contento di trovarla.” E io gli faccio, visto che dietro cominciavano a rumoreggiare: “ Questi qui son pacifici vogliono andare alla rete” Poi di sua iniziativa mi dice: “ Digli che lascio libero il marciapiede di destra che scende appresso alla rete” E così libera il passaggio dei due marciapiedi e può ripartire la nostra sfilata sino a che torniamo a Manin. A quel punto vengo alla Lanterna a mangiare e di ritorno per andare verso piazzale Kennedy dove avevamo il bar Clandestino, trovo a Manin le macchine in fiamme. Ci fu colpa dei black block. I cosiddetti no global non c’erano erano tutti già che scendevano in Corso Gastaldi, Via Tolemaide. Corteo autorizzato. Allora domando alle forze dell’ordine: “Come mai tirate subito i fumogeni in Via Tolemaide?” Questi sono gli interrogativi. Ancora oggi bisogna distinguere perché la piazza era comandata dalla polizia, come mai per primi attaccano i Carabinieri della Tuscania[NDR: III battaglione Lombardia]? E li guarda quant’è che si gira per i tribunali.

Se lei dovesse pensare a tutti gli episodi diffusi di guerriglia urbana che considerazioni si sente di fare?

Io voglio sottolineare una cosa: come mai sino al giovedì non era successo niente. Lunedì, martedì, mercoledì, giovedì. Niente. Come mai? Li scatta un ordine. La Burlando [NDR.Vice questore all’epoca dei fatti, oggi in pensione] una volta tra noi dice: “A me come graduata non mi ha mai interpellata nessuno”. Tutto ruota attorno alla trappola e alla provocazione grave di Via Tolemaide, addirittura avevamo il lancio di lacrimogeni da sopra, dalla ferrovie. Quindi era già preparata. Un particolare, venerdì sera tardi mi ha cercato Fabrizio Del Noce, giornalista della Rai, in collegamento con Porta a Porta, dove c’era Fini e via dicendo e alla fine, mi hanno fatto intervenire per qualche minuto. Io gridavo che Via Tolemaide era stata una vera trappola. E il sabato? Quando al venerdì sera eravamo già nel deserto dei tartari, molti erano già partiti, anche se il giorno dopo ci sarebbe stato il corteo finale. Tra l’altro sono capitato nel troncone all’inizio di corso Italia, dove il black block aveva spaccato di nuovo il corteo. Arrivo poi a piazzale Kennedy e i nostri ragazzi piangevano, la guardia di finanza li aveva attaccati. Non si capisce quindi questa furia anche il sabato. Ti dico un particolare, che se tutti quelli che sono stati danneggiati, avrei tanti episodi….se tutti quelli che avevano ricevuto violenze..

Se tutti quelli che hanno ricevuto violenze….

Beh, diversi: la minoranza, ha ricevuto un risarcimento e ancora adesso se ne parla. Ma la stragrande maggioranza che ha ricevuto delle offese no.

Dopo dieci anni ognuno di noi ha tirato le proprie conclusioni rispetto alle sentenze dei tribunali. La giustizia dei tribunali ha risarcito chi ha subito arresti sommari, cariche arbitrarie ed abusi di ogni tipo?

Solo la minoranza che ha fatto la regolare denuncia. Ma una minoranza, proprio minoranza. Se tu calcoli che voi avete scritto al sabato la presenza di oltre 300 mila persone. Una minoranza, ma proprio una minoranza. Questo è. Tanto è vero che dobbiamo arrivare all’inizio dell’estate del 2010 per avere l’appello per il processo sui poliziotti. Ed è stato una baccata tremenda. Infatti lamentele e qui e la. Lamentele? E andate a vedere gli atti. Io conosco il pm, che poi è Zucca. Dice, fatti conto sei io vado a giocherellare su queste cose qua. Eh. Quello delle molotov è una loro testimonianza. Dopo aver fatto la testimonianza: “Guardi che le molotov le ho trovate io.” Sapeva. E’andato in questura a dare le dimissioni. Quindi il risarcimento è stato minimo, minimo. Solo per chi ha seguito l’iter.

Altre questioni da sottolineare rispetto alla giustizia dei tribunali?

C’è anche quel processo con delle condanne a una ventina di ragazzi, cosiddetto dei manifestanti, che noi in occasione della richiesta del pm, erano 230 anni, avevamo organizzato un corteo, alla prima riunione la CGIL c’era. Gli ho persino detto: “Menomale che ci siete stavolta”. Alla seconda riunione alla chiamata del porto perché si pensava fosse un po’ più allargata, la CGIL si era già ritirata per non parlare di CISL e UIL. Dovevamo fare un corteo per dire: “Belin, Pm mi sa che esageri.” E allora tutti contro al Prefetto, perché tutti lo invitano a non concedere l’autorizzazione.

Dopo dieci anni qual‘è la sua riflessione sui fatti del g8, che lezione ha imparato dal Genova 2001?

La lezione? Ho sempre una grande speranza nella coscienza dei cittadini e soprattutto anche nei giovani. Mai come in questo momento, io che sono un frequentatore di centri sociali, c’è una presa di coscienza maturata. Senza velleitarismi, settarismi anche da parte dei centri sociali, per non dire il movimento studentesco. Uniti contro la crisi. C’è stato un grosso incontro a Roma fra Fiom e studenti, quella scelta della non violenza. C’è un base. Tanto è vero che è in preparazione il decennale e la gioia mia che sta emergendo sempre più, la scelta irrinunciabile della non violenza. Questo nelle nuove generazioni. Ne è cosi sicuro? E si anche se naturalmente i problemi sociali, se tu pensi siamo al 30% della disoccupazione giovanile e questo può creare come una rivolta interiore. Però sono cani sciolti, direi che l’organizzazione è molto attenta e quindi ha maturato, dieci anni, che è vero che siamo senza futuro, una realtà, un’analisi, però noi vogliamo conquistarcelo. E’ la scelta che ormai è epocale, pur nel rispetto di qualunque rivoluzione, vedi oggi nel Maghreb, però via via mi sembra che dopo anni, partendo dalla resistenza che è lotta armata, arriva il sessantotto, e P38 poi abbiamo il periodo BR, però poi dal 1992, l’anniversario non della scoperta, ma della conquista dell’America, l’incontro con la resistenza indio-afro popolare, un pensare e agire locale e un pensare e agire globale. Tra l’altro bisogna non dimenticare che dopo il G8 abbiamo una grossa manifestazione a Firenze, un milione di persone. Dove addirittura la Fallaci, buonanima, dai suoi regali appartamenti di Manhattan, supplica Firenze a non lasciarsi distruggere dai No global.

Torniamo al G8: cosa è stato Bolzaneto?

Io ho tanti amici nelle forze dell’ordine. Quanti servitori dello Stato di diritto ho stimato, apprezzato per abnegazione, sacrificio, senso del dovere, quanti han pagato con la vita lasciando le famiglie. Non crederò mai che le forze dell’ordine improvvisamente siano diventate scriteriate. Non è possibile. Ci vogliono risposte chiare, trasparenti. Perché non attivare anche la commissione parlamentare affari costituzionali? E l’Europa attende perplessa. Se hanno fatto quello che hanno fatto da Bolzaneto alla Diaz è perchè sapevano che potevano farlo. Tanto è vero che li han promossi tutti. E si continua, ancora oggi: non c’è chiarezza. Tutte le volte davano ancora una lettura del G8 come se tutti i giovani fossero venuti a distruggere Genova. Io ho parlato con dei protagonisti, c’era anche un giornalista sportivo il quale figlio è finito a Bolzaneto. E belin li han massacrati. Oltre tutto non sta in nessuna legge che un detenuto stia in un posto come quello, un detenuto va portato in carcere. Era una forma di intimidazione che però secondo me, De Gennaro ha fallito perché moltissimi non gli sono andati dietro. Io non so, una testimonianza dovrebbe avere una fonte, quello dei canti fascisti si sentiva, lo han sentito, ma loro avevano portato lì duecento casse da morto. Eh belin, secondo me, avevano dato prova a Napoli e poi hanno veramente scelto la repressione, cioè colpire il movimento, come avviene e come è sempre avvenuto.

Si ricorda di aver visto con i suoi occhi degli episodi di violenza da parte delle forze dell’ordine?

Sono le otto di sera era ancora chiaro, siamo d’estate, eravamo in una piazza Brignole completamente deserta, all’incrocio di Via Buenos Aires, davanti all’attuale Corte Lambruschini. Silenzio. Di fronte due grossi pulmini della polizia con sette, otto, nove poliziotti davanti in piedi. Guardiamo. Deserto. Corso Buenos Aires. Deserto. Alle otto. A un certo momento dalla parte del tunnel da Marassi, arriva una macchina rossa, adagio, adagio, arriva qui lenta, passa davanti ai poliziotti, si infila, lentamente, in corso Buenos Aires: a questo punto io non mi accorgo che cosa avviene al passaggio. Sento sgommare uno dei grossi pulmini, partono e van dritti verso la macchina rossa che è dal marciapiede dell’Augustus, ( io dico la fracassano) si fermano, alla fine mi ricordo di aver visto scendere quello di sinistra. Insisto deserto. Io, e Fabio Scaltriti che era il mio autista. E c’era quello di Italia Uno con la televisione. Ho visto scendere quello lì con la pistola in mano, come questo grosso pulmino copre la macchina piccola sento gridare. E allora, anche io ho le mie paure, però dopo trenta secondi attraverso la strada, arrivo e il commissario in camicia mi dice: “Buonasera Don Gallo”. Questi qui che picchiavano il ragazzo per terra. “Ma quale buona sera, commissario!” Gli ho detto. Uno voleva portare via la telecamera. Spunta ti dico anche una testimone, era allora la vice questore Angela Burlando, in divisa, lei rimane ma come?

E che succede?

Primo ho chiamato l’autoambulanza, mentre identificavano il ragazzo, il ragazzo tra l’altro mi dice: “Don Gallo, Don Gallo mi fai da garante?” Ma quale garante? Non aveva di documenti. Guardo dentro la macchina e c’erano due ragazzi, fategli voi da garante. Mi dicono: ” Bonne soir messier”. Erano due francesi, ragazzini. Arriva l’autoambulanza. Passando i giorni dicevo, belin, questo qui è possibile, era di Genova, mi conosceva. Mi tornava in mente. Dopo tre mesi arrivano qui con l’avvocato, che naturalmente e giustamente gli ha consigliato di fare una denuncia. Il ragazzo ventenne aveva perso l’occhio. E mi diceva l’avvocato: “Don Gallo è disposto a fare il testimone?” E ci mancherebbe altro. Oltretutto poi dopo avevo incontrato la Burlando e gli avevo detto ma quel commissario lì? Perché i poliziotti venivano dalla Sicilia uno mi fa “Caro Reverendo, noi vogliamo tornare a casa!” E allora che fai picchi? Cosa fai dei marcantoni! Di dove sei? Sicilia. Mi aveva detto la Burlando che era un commissario della questura di Genova. Anche Fabio era con me, quello di Italia Uno aveva ripreso qualcosa, erano autorizzati, tremava come una foglia, giovani. Comunque un mese, due mesi, tre mesi, si vede in famiglia…..mai più sentiti. Sono passati dieci anni. L’avvocato gli aveva detto se qui volete pigliare un risarcimento se non fate denuncia….

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