Fincantieri non si tocca.

Solo la farmacia, quella di turno, aperta in tutto il paese. Castellammare di Stabia. I negozianti chiusi in sostegno degli operai della Fincantieri. La questione centrale è una sola ed è chiara a tutti: il cantiere è Castellammare e Castellammare è il cantiere.

E non si può chiudere perché chiuderebbe la città. Fra operai e indotto si parla di 2000 famiglie.
Per le vie passano gli stabiesi in una quotidianità forzata perché la città è in fermento. Tutti aspettano gli operai e il corteo, dopo aver bloccato dalle sei di mattina la statale sorrentina, arriva scandendo: “Lavoro-lavoro-lavoro”.

Non gli toccare il cantiere agli operai. Gridano per il lavoro come si grida per l’aria. Disperazione, sgomento e voglia di prendere in mano i propri destini. Ai quali si sono accorti nessuno sembra tenere. Castellammare è il cantiere e il cantiere è Castellammare. Pasquale e Mario, padre e figlio, il primo pensionato Fincantieri e il secondo attualmente in cassa integrazione, raccontano che sta succedendo in questa città il cui stabilimento ha varato la più famosa nave scuola del mondo: l’Amerigo Vespucci.

Pasquale Di Martino, ex impiegato Fincatieri.

Pasquale Di Martino:" Lo stabilimento di Castellammare era il fiore all'occhiello della cantieristica mondiale"

Senza voler svalutare l’importanza degli altri cantieri, quello di Castellammare è uno dei più antichi d’Europa e il più antico d’Italia. E’ stato fondato nel 1783 dai Borboni che lo vollero per costruire navi militari. La nostra famiglia ha sempre lavorato allo stabilimento. Sono tre generazioni, io, mio padre e oggi mio figlio Mario.

Ho cominciato a lavorare ai cantieri che era il primo giugno del 1964 e ho smesso il 29 febbraio del 1992, anno bisestile. Sono entrato come operaio, ma siccome il contratto nazionale metalmeccanici prevedeva anche dei permessi per lo studio, mi sono prima diplomato e poi laureato. Così dal 1980 ho iniziato a lavorare come impiegato tecnico.

Voglio premettere che nessun cantiere della Fincantieri deve chiudere, il lavoro è sacro sia per i lavoratori settentrionali che per quelli meridionali e ogni capo famiglia ha il diritto di portare i soldi a casa.

In mezzo a tanto sperpero di miliardi di soldi nostri è il governo che deve provvedere. Quando sento parlare di grandi opere e opere pubbliche strampalate come il ponte sullo stretto, penso che la grande opera è conservare i posti di lavoro e crearne di nuovi per il futuro.
I giovani non hanno niente. E sono il nostro futuro. Il futuro di questo paese.  Non possono contrarre matrimonio, non possono pagare una pigione e poi in alto si lagnano che corrono il rischio di incrementare le file della camorra. Il lavoro è il solo mezzo che conosco per tentare di ridurre questo rischio. Eravamo il fiore all’occhiello della cantieristica mondiale. La storia del cantiere parla da sé. Qui è stata varata la più famosa nave scuola del mondo, l’Amerigo Vespucci, nel 1931 è scesa dallo scalo di Castellammare. E poi la Dante Alighieri, la San Giorgio, la Vittorio Emanuele, la Napoli. Adesso i disegni vengono dal nord, prima avevamo l’ufficio tecnico qui.

E il bacino di carenaggio?
Guarda, dopo l’autunno caldo quando vennero formati i consigli di fabbrica io ne facevo parte e posso dire che è dagli anni ’70 che si parla del bacino di carenaggio. E perché non è stato costruito?

Mario Di Martino, operaio Fincantieri.


Lavoro al reparto preallestimento, montaggio tubi, dal primo aprile del 2005. In casa mia tutti abbiamo lavorato allo stabilimento. Prima di me mio padre e prima di lui mio nonno. Quando ero piccolo entravamo a vedere il cantiere in occasione della festa di San Catello il protettore di Castellammare.
Dal 2005 al 2009 abbiamo lavorato a regime. Con straordinario anche sabato e domenica. Verso la fine del 2008 e l’inizio del 2009 sono cominciati i problemi.

In che situazione oggi?
Negli ultimi 3 anni ci stiamo abituando a lavorare anche a bordo per la carenza di lavoro. Se fossimo a regime dovremmo occuparci solo del preallestimento e invece ci dividiamo il lavoro per non entrare subito a cassa integrazione.
Io sono in cassa dallo scorso dicembre. Adesso in cantiere ci sono 50, persone fra impiegati contabili e addetti alla manutenzione, su 650 dipendenti. A giugno saranno 2 anni di cassa.

Cosa vuol dire essere in cassa integrazione per un operaio?
La cassa è mortificante, si perde la dignità. Soprattutto se hai una moglie e dei figli è umiliante. Come soldi si perde il 30-40% dello stipendio base. Arriviamo a 800 euro più aggiungi gli assegni familiari e i buoni per la spesa da 5 euro, 5 a settimana, che prendiamo grazie a degli accordi sindacali.

A quali commesse avete lavorato da quando sei in Fincantieri?

Appena sono entrato, consegnarono la Tirrenia, poi in quel periodo cominciammo le navi finlandesi Finlines: 2 navi e un troncone, cioè la parte di una nave. Infatti non avendo il bacino di carenaggio nel nostro cantiere possiamo costruire navi i lunghezza massima di 220/230 metri e questo ci penalizza.
Poi 2 navi della Grimaldi, la Cruise Roma e la Cruise Barcellona, più un troncone per Costa. Da quando sono qui abbiamo costruito 4 navi e 2-3 tronconi.

Che è successo questa settimana?

Lunedì scorso siamo andati a Roma in 300 per conoscere il piano industriale. Siamo tornati indietro e ci hanno detto che avrebbero chiuso 2 cantieri al nord e lo stabilimento di Castellammare. E ti posso assicurare che se chiude la Fincantieri, Castellammare è morta.

Così di ritorno da Roma abbiamo occupato il comune col sindaco Luigi Bobbio dentro. E’ uscito all’1.30 di notte dopo aver parlato con una nostra rappresentanza. Dentro il Comune facciamo i turni, ci alterniamo, per dormirci. Ci resteremo fino al 3 giugno data dell’incontro fra sindacati, azienda, istituzioni locali e il Ministro dello Sviluppo economico Romani. Poi vederemo.

Francesco D’Auria, delegato Fiom.

Francesco D'Auria, FIOM. Alle spalle il Comune occupato dagli operai.

Il cantiere è fermo da fine gennaio. Adesso sono arrivate le commesse per due pattugliatori, ma sono una lama a doppio taglio. Per evadere le commesse lavorerebbero 300 operai sui 600 e niente per l’indotto.

Adesso è il tempo di muoversi a fare il bacino e nel frattempo sfruttare il momento per formare gli operai per le navi che dovranno costruire in futuro. La scorsa giunta regionale, Bassolino, aveva stanziato 300 mila euro per uno studio di fattibilità per il nuovo bacino. Con il cambio di giunta tutto è rimasto fermo. E’ da lì che bisogna ripartire. In fretta.

Le alterazioni di un sistema economico, ma sopratutto la “dismisura” dei potenti nel conseguire immediati profitti e nell’affermare la loro autorità, suscitano un generale disordine e un diffuso sgomento morale: la dignità di molta gente, essendo calpestata, il popolo non riesce più a vivere secondo il “buon costume”; le nozioni del giusto e dell’ingiusto si confondono e ci vuole uno sforzo eroico per ritrovare e restaurare la Giustizia, senza la quale nessun consorzio può realmente sussistere.

Andrea Caffi

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3 risposte a Fincantieri non si tocca.

  1. trasparency international scrive:

    Dal portale Indymedia
    http://liguria.indymedia.org/node/7380

    Personale abusivo in FINCANTIERI. RINA dorme.

    Cantieristica e maRINA italiana allo sbando. R.I.N.A. S.p.A. – Registro Italiano Navale non s’accorge di niente.

    Se le navi colano a picco poi non venite a lamentarvi.

    Sconcertante denuncia dei sindacati di Monfalcone. Alla Fincantieri lavorano operai abusivi che non sono specializzati e fanno saldature scadenti. Mettendo così a rischio tutte le costruzioni realizzate alla spera-in-Dio e danneggiando fortemente i dipendenti Fincantieri. Il Registro Italiano Navale che fa? Niente. E’ impegnato in simposi, tavole rotonde, meeting, convegni, conferenze stampa (autocelebrative), etc etc …

    In data 26 gennaio 2011 il coordinatore sindacale RSU Fiom-Cgil di Fincantieri Monfalcone, Sig. Luxich Moreno invia una scandalosa e preoccupata segnalazione alla Procura della Repubblica di Trieste e per conoscenza alle due sedi del R.I.N.A. Spa di Venezia e Genova (v. doc. allegato).

    La lettera ha per oggetto: “personale ditte in appalto e/o subappalto operante presso la Fincantieri C.N.I Spa. Stabilimento di Monfalcone – qualificazione del personale sottoposto agli esami di certificazione brevetti RINA personale adibito alla saldatura”.

    Denuncia il sindacalista della Fiom:

    “La presente per comunicarvi che all’interno dell’azienda Fincantieri C.N.I. Spa stabilimento di Monfalcone (GO) ci sono ditte in appalto e/o subappalto, da quanto riferito quali l’Adrimar Srl, la Rimont, la Mistral, SDL, ecc ecc.. che sembrerebbero utilizzare del personale nella saldatura CO2 senza alcuna abiltazione (patentino rilasciato da RINA) creando di conseguenza scarsa qualità nelle costruzioni ed un danno ai lavoratori diretti Fincantieri. Si chiede al Registro Italiano Navale di effettuare dei controlli necessari sul personale operante delle ditte in appalto e/ subappalto in Fincantieri C.N.I. Spa. Cordiali saluti. Il Coordinatore Sindacale RSU Fiom-Cgil, Fincantieri Monfalcone. Sig. Luxich Moreno”.

    In un momento così delicato – e diremmo anche tragico – per la cantieristica italiana (oltre 2500 dipendenti Fincantieri a rischio licenziamento) tollerare ste forme di diffusa illegalità ha davvero del criminale (e credeteci sulla parola quanto denunciato non accade solo a Monfalcone). RINA, che è una società classificazione navale nonché di certificazione industriale ed ambientale, nell’ambito delle proprie attività istituzionali dovrebbe – almeno in linea teorica – effettuare autonomamente e di propria iniziativa le attività di monitoraggio, di controllo e sorveglianza presso cantieri ed officine di produzione, nonché visite periodiche. Invece accade che non lo fa manco se gli vien fatto notare (v. la segnalazione del delegato Fiom che è rimasta lettera morta).

    Domanda dell’uomo della strada: ma che ci sta a fare il RINA se non controlla? CaRINA la domanda. Andrebbe posta al suo Amministratore Delegato, Ing. Ugo Salerno.

  2. giusse scrive:

    Il giornalista dell’articolo é un grande……..

  3. giusse scrive:

    Il giornalista dell’articolo é un grande……..

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