Senso comune.

Senso comune. Di Ambra Coniglione.

Li guardo negli occhi, entrambi. Neri, spauriti, dal buio del mare sembrano due stelle bianche cerchiate di stanchezza. Li guardo negli occhi un’altra volta e non capisco: uno è un profugo, l’altro un clandestino. Le nostre leggi dividono quello che la sorte ha unito. Entrambi approdati sulla terra ferma. Entrambi in fuga. Uno è profugo, l’altro clandestino.
Il senso comune tradotto nella legge Bossi-Fini. Chi era un uomo adesso è un clandestino. Senza altro diritto che quello di sloggiare velocemente fuori dal territorio in cui è sovrano il senso comune, fuori dalle palle, traducendo il sincero invito rivolto da Bossi a questi uomini che, etichettati di clandestinità, perdono punti umanità e guadagnano punti delinquenza.

“Perché l’Italia è un cesso dove tutti vengono a cagare”, ed è l’ora di finirla o saremo sommersi dalla merda altrui, che già di nostra ne avanziamo e anche di lungo. Intanto i francesi, liberté, égalité, e soprattutto fraternité, a Ventimiglia fanno il gioco dell’indiano. Loro non li vogliono, nei loro cessi non c’è posto. Lo dicono chiaramente. E quindi parta la lotteria, umana, delle opportunità che ti cerchi sull’orlo di un futuro incerto dove tutti remano contro il raggiungimento dei tuoi sogni. Vivere con dignità, cercare di mettere la propria vita sulla carreggiata, che la strada è lunga, ma lo sterrato porta dove porta, il futuro è sul morbido asfalto che pare voglia dire civiltà. Almeno così pare.

In Italia il senso comune vacilla di fronte alla complessità, quindi si procede per nette distinzioni che non permettono spazio al dubbio e il senso comune si rilassa: i libici sono profughi, i tunisini clandestini. Lo dice anche Maroni, Ministro dell’Interno.

Ora che si è sparsa la voce, a Manduria, Taranto, dove si aspettavano 1500 immigrati e da Lampedusa ne arriveranno il doppio, è facile aver paura e breve il passo per correre ai rimedi. Partono spontanee le ronde degli abitanti che segnalano alle forze dell’ordine gli immigrati che scappano dal campo: fango recintato e nel mezzo, gli arabi rinchiusi, che potrebbero essere dei delinquenti, degli evasi, probabilmente dei terroristi. Clandestini, delinquenti, evasi, terroristi. Questo è il senso comune. Lo straniero diventa martire prima del martirio, le parole lo inchiodano a responsabilità che noi gli attribuiamo. A priori. Una ragnatela che avvolge l’uomo prima del suo riscatto. Per il resto è libero di fuggire il senso comune, di fronte, la realtà dura per tutti, per alcuni lascerà il segno di una speranza naufragata sulla terra ferma.

Senso comune. Di Andrea Bodon.

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