E Vendola fu.

Foto di Claudia Oliva.

Trepida la platea in attesa, vocifera. La sala gremita attende e alla fine Vendola fu. La sinistra genovese, complessata, impotente e con ansia da prestazione accoglie il leader di Sinistra e Libertà che la prende per mano come un bimbo e racconta a Genova quel che Genova non si sente dire da parecchio: la politica che torna alla realtà, il filo conduttore che dalla questione morale arriva alla salvaguardia del bene comune, con la B maiuscola. E Genova pare che a tratti si risvegli, quando applaude isterica ai passaggi anche meno significativi, voglia, tanta voglia di tornare a credere in qualcosa. Fuori dal Parlamento, spaesata, confusa e sola come sono soli i milioni di lavoratori in questo paese devastato.Vendola è così come lo vedete, lo ammette lui stesso, mentre si inerpica nella descrizione delle vicissitudini nazionali: Berlusconi, Marchionne, Mirafiori, ritmi di produzione e classe operaia. Per Vendola non è il tempo della nostalgia, ma della ricerca in mare aperto, non si può declamare la bellezza del cambiamento, convivendo con la pigrizia culturale, ancorati , alla questione sociale e alla questione centrale del lavoro che ci indica il grado di civiltà di questo paese. Da qui bisogna ripartire.

E i compagni effettivamente dopo tanto tempo, colti sul vivo, paiono svegliarsi, si vogliono svegliare dal letargo melmoso di un riformismo senza riforme, sussultano, si emozionano mentre il poeta di Terlizzi li coccola, li rimprovera, fa autocritica e sobillazione. Dice, infondo, quelle ovvietà che il pubblico vuole sentire e sta bene attendo a non parlare di quel che non si vuol sentir dire.

Prima di venire a Genova tende entrambi le mani allo smorto centro sinistra locale e parte la sviolinata all’amministrazione cittadina: Genova modello da esportare, un modello per la sinistra italiana. Se da un lato è certamente dubbiosa la documentazione sulla politica Vincenzi (nella città che detiene il primato del riciclaggio di denaro sporco) in mezzo alla latrina politica italiana, è sempre indubbio che questo Vendola si erge come uomo di cultura che, colto troppo colto, ci ricorda che per sconfiggere il berlusconismo (biografia di questa nazione) e17 anni di Berlusconi, quasi alla maggiore età in politica, bisogna sottrarsi alla morfinizzazione intellettuale- cita Gramsci- e ricondurre la politica al confronto con la realtà.

Poi torna sulla FIAT e si domanda, ma il piano industriale di Marchionne non doveva essere l’oracolo della modernità?Secondo il manager, Termini Imerese non doveva chiudere e invece ha chiuso e intanto a Mirafiori fanno i Suv. Ma parliamo di globalizzazione della FIAT o di europeizzazione della Chrysler?

Vendola aveva un sogno riposto nella globalizzazione, che potesse omogeneizzare ai livelli più alti i diritti sul lavoro dei lavoratori del pianeta e che l’innovazione tecnologica potesse liberare il lavoro dalla fatica rendendolo più degno e dignitoso. E invece?

E invece dopo il referendum di Mirafiori, a Pomigliano e a Melfi crolla il diritto a ribellarsi ai ritmi di produzione che diventano nemici dei valori della famiglia, il produttivismo alienante si esaspera ed esaspera, stravolge l’umanità di chi, la classe operaia, sta vivendo un processo di risucchio dentro l’idea del lavoro subordinato e neo servile e, dopo il referendum, accetta questa condizione ora e sempre.

Il ricatto di esportare la produzione all’estero ha funzionato. E intanto Marchionne, senza le stock option, guadagna 450 volte lo stipendio dei suoi operai. I suoi operai. La questione della vita regolata dal mercato. Niente ha più valore perché tutto ha un prezzo. Questa è la mostruosità che ci insegna Mirafiori.

E poi ancora: la società delle tre I ( inglese, informatica e impresa) diventa quelle delle tre P ( povertà, precarietà e paura). C’è chi aggiungerebbe una quarta P, di questi tempi è scontato, e allora giunge infine anche al turno del fidanzato d’Italia. Il vecchietto che fa vestire le donnine al seguito da poliziotte e infermiere, Vendola scherza: per esorcizzare quel che teme di più, manette e malattia. Poi serio perché tutti devono avere la possibilità di difendersi nel processo ma non dal processo. Quanto più si è potenti, tanto più è doveroso andare a rispondere nelle aule di giustizia.

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7 risposte a E Vendola fu.

  1. abbondanzaa scrive:

    Vai avanti Niki .. noi ti seguiamo

  2. silvestro scrive:

    vendola fu. e ora riposi in pace la speranza di un nuovo leader di sinistra. vendola è di sinsitra come la vincenzi. invotabile.

  3. silvestro scrive:

    vendola fu. e ora riposi in pace la speranza di un nuovo leader di sinistra. vendola è di sinsitra come la vincenzi. invotabile.

  4. Lorenzo scrive:

    Il commento di tal Abbondanza (Christian?) pare in berlusconian-style: cieca devozione, servil preghiera, inginocchiata speranza. Siamo malmessi.

  5. Lorenzo scrive:

    Il commento di tal Abbondanza (Christian?) pare in berlusconian-style: cieca devozione, servil preghiera, inginocchiata speranza. Siamo malmessi.

  6. Lorenzo scrive:

    A chi interessasse un punto di vista meno ‘interessato’ rispetto alle sviolinate di Pisapia e di Vendola sull’amministrazione genovese:
    Pisapia e Vincenzi: ottimismo e fastidio
    http://www.destraneindanke.org/?p=1931

  7. Lorenzo scrive:

    A chi interessasse un punto di vista meno ‘interessato’ rispetto alle sviolinate di Pisapia e di Vendola sull’amministrazione genovese:
    Pisapia e Vincenzi: ottimismo e fastidio
    http://www.destraneindanke.org/?p=1931

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