Retate in Via Pré: i senegalesi, maschera dei cinesi.

Presidio di protesta contro le retate

In Via di Pré chi non lo sa non lo vuol sapere. Ci sono le sartorie clandestine, ci sono i cinesi e ci sono i senegalesi, ci sono gli appartamenti stipati l’inverosimile, affittati dagli italiani, con contratti in regola a somme esorbitanti e subaffittati per necessità a chi può aiutare a dividere le spese. Nonostante il nucleo anti- abusivismo commerciale dei vigili, la guardia di finanza e le retate della polizia, la filiera del tarocco prospera. Ovviamente. I container dal lontano Oriente arrivano sulle nostre coste senza freni, un’invasione di oggetti, come gli unni invasero i confini del decadente impero romano, un flusso di merce inarrestabile, la giovine Cina produce e la vecchia Europa accoglie in grembo.

Nel frattempo le forze dell’ordine, non stanno a guardare, almeno così pare. Nella notte compiono un blitz in cerca di merce contraffatta, dei centri produttivi e dei magazzini. Portano via per identificarli 57 senegalesi, prelevati in sette appartamenti, in una retata che dura dalle 4.00 di notte alle 11.00 di mattino. Tutti vengono rilasciati alle 18.00, solo dieci irregolari saranno processati per direttissima per essere rimessi a piede libero con foglio di via al seguito. Il giudice però decide di aggiornare il processo al 19 luglio: in attesa di vedere come si evolve la giurisprudenza a seguito della direttiva europea sui rimpatri che secondo l’avvocato Valentina Traverso apre un vaso di Pandora perché rimette in dubbio l’attuale approccio italiano sui rimpatri.

Dai senegalesi queste perquisizioni sono vissute come persecutorie, un accanimento, infondo che fanno? Commerciano. Che la merce sia contraffatta non lo vivono come un crimine, il mercato gira, la domanda esiste e loro la soddisfano. Meglio che spacciare questo è sicuro. E’ però al Porto Antico in tanti storcono il naso, brutta immagine di Genova per i turisti, commercianti e amministratori decisi a scacciarli da quell’area di pregio, riqualificata e zona nevralgica del business turistico. E così partono le retate.

Come reagiscono i senegalesi? Scatta il presidio sotto il tribunale per chiedere la liberazione dei paesani arrestati.

Ed ecco  le loro testimonianze, sono ragazzi, il più grande avrà 30 anni: secondo Bamba sempre problemi per i senegalesi sempre polizia e vigili ci entrano in casa alle 5 di notte e ci portano in questura. E Karim, alle 4.30 di notte erano almeno 40 poliziotti e sono entrati solo nella case dei senegalesi. Entrano con la forza per portare la gente in questura. Nel mio appartamento sono  entrati in 10, hanno chiesto i documenti, e hanno portato in questura tutti. Anche chi aveva i documenti in regola. Anche Demba ha qualcosa da dire, sono stato in questura 4 ore, se provavo a parlare mi dicevano di stare zitto. Mi ignoravano, dell’avvocato non mi hanno chiesto nulla. Poi mi hanno dato un foglio dicendomi di firmare, prima non volevo, ma poi l’ho firmato. Tocca a a Yaya concludere con una considerazione interessante: in casa mia non hanno trovato niente, non siamo mica stupidi. Noi Senegalesi siamo la maschera dei Cinesi. ( Grazie a Beppe Risso, Radio 19). Che devo fare? Lasciare i miei fratelli per la strada perché la legge italiana dice che sono irregolari? Io li ospito, ma ho paura di rischiare una denuncia per favoreggiamento all’immigrazione clandestina. E così anche io che ho il permesso di soggiorno da 21 anni ho paura di perderlo.

Yaya non perderà il permesso per aver ospitato i suoi fratelli, senza scopo di lucro non rischia che una bella multa, quella si, intanto l’ombra dei cinesi è sempre più ingombrante, tutto lo sanno e tutti lo sappiamo. E senza mettere la testa sotto la sabbia, sarebbe l’ora che venga data la possibilità a queste persone di lavorare in regola, chi vende merce contraffatta, spesso e volentieri irregolari, non può certo trovare un lavoro alla luce del sole, si arrangia. Arriverà il momento di prendere in considerazione questo dato di fatto come Italia e come Europa, pensare a porre un limite alle importazioni cinesi, o dobbiamo credere che ormai, non si ha più la forza di tutelare i nostri mercati? Ma la globalizzazione è questa, e chi si contenta gode. Finché dura.

Chiedo il permesso a una vita normale“. Storia di un ambulante del Senegal.

Il destino degli ambulanti.

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