Il Parlamento italiano e gli stupefacenti. Riflessioni sulla relazione annuale sulle tossicodipendenze. Di Carlos Rafael Esposito

La droga è come la spazzatura: va rimossa.

Ca c'est ne pas un joint

E’ giusto non inquinare l’ambiente fuori, ma soprattutto non inquinare le persone dentro. Con questo magnifico incipit inizia la Relazione del Parlamento sulla stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2008.

Fra i diversi tossicodipendenti sono a pieno titolo inseriti e catalogati senza nessuna remora anche i sempre più numerosi consumatori di cannabis. Eroina, cocaina, stimolanti, acidi e marijuana, il consumo stimato nella popolazione generale e nella fascia giovanile, quali risultati il Governo intende perseguire nel contrasto alla diffusione delle sostanze in questione e quali mezzi intende utilizzare: nelle 345 pagine che compongono il dossier risulta soprattutto evidente una profonda opera di giustificazione ideologica.

E fra numeri, statistiche, grafici e tabelle il risultato ottenuto o auspicato sembra uno solo, confondere, per ottenere un’ approvazione silente alle linee di condotta generali. La linea di condotta proposta dall’Onorevole Senatore Carlo Giovanardi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto della tossicodipendenza. L’approccio dello Stato alla materia emerge sin dai primi passaggi nel suo atteggiamento paternalistico:” maggiore impegno nell’azione di recupero di quella minoranza che deve essere indotta a cessare questo censurabile comportamento, in grado di porre a repentaglio la propria salute e quella degli altri.” Comportamento censurabile, la suprema autorità morale dello Stato si cala nella bolgia della disperazione e, puntando il dito sulla disgrazia della gente, mira alla loro redenzione sulla via della salvezza terrena. Classico approccio cattolico umanitario. Si curano le conseguenze, senza nominare le cause.

La disperazione giovanile, la mancanza di prospettive, l’insicurezza economica e la scoramento dilagante in una generazione alla deriva, dove i valori, non mancano come affermano gli illustri studiosi, ma sono frustrati e avviliti dalla lotta funzionale alla corruzione e dalla retorica di un potere che si descrive come positivo, mentre le prassi della repressione pervadono sempre più ambiti dell’esperienza cittadina. Un passo importante e di alto valore mistificatorio per chi è in prima linea per la separazione delle prassi repressive e sanzionatorie fra droghe pesanti e droghe leggere è l’attenzione posta sul fenomeno del policonsumo. Affermando che la tendenza al policonsumo, cioè assunzione di più prodotti contemporaneamente, mix di alcol, cocaina, eroina e cannabis, è in costante aumento, la voce narrante dello Stato redentore afferma che tutto fa brodo nel perseguire lo stordimento e non è quindi possibile distinguere fra sostanze pesanti e non. Ma bene, in due righe, con un argomentazione da bar si supera con disinvoltura un nodo cruciale dell’attuale politica antidroga: l’equiparazione di tutte le droghe. Risulta strano che non si sia affermato a cornice, che la cannabis sia la sostanza che conduce il giovane ragazzo sulla pista di decollo dell’esperienza da sballato, ma l’evidenza scientifica non può certo arrivare a tanto.

Ogni sostanza assunta durante la vita di tutti i giorni, dal latte, al dolcificante, al caffè, muta con la sua introduzione la chimica del corpo. L’importante è ricordarsi sempre di come sia la cultura di un determinato popolo ad eleggere quali sostanze possano essere utilizzate per coadiuvare l’esperienza materiale quotidiana, le foglie di cocaina per i contadini che a 4000 metri sopra il livello del mare coltivano la terra in Bolivia, valgono il caffè che rimette in sesto noi italiani prima della giornata lavorativa. Fondamentale è sempre tenere in conto questo relativismo, questo differenziale di culture e luoghi, senza dimenticare che la consuetudine sviluppata in seno a una popolazione è un indiscusso indice di conoscenza, e che tutte le sostanze della natura, utilizzate con giudizio, ( quello degli anziani e della loro esperienza) servono l’uomo nel suo percorso nel mondo. L’analisi del fenomeno policonsumo, per essere svolta in maniera onesta, non deve trascurare che ogni sostanza ha un differente effetto e crea un differente grado di dipendenza: unificare tutto al rialzo dell’illegalità, risulta oltre che semplicistico, dannoso per chi assumendo sostanze meno nocive (marijuana), si trova nella retorica e nella prassi equiparato a chi abusa di sostanza pericolose (eroina). Soprattutto quest’assimilazione è nociva quando si comincia a parlare di spaccio.

Il SERT comunque provvede a inquadrare il giovane fumatore di cannabis nella categoria del soggetto a rischio, le azioni intraprese vanno quindi dalla maggiore informazione, al rendere il contatto con gli operatori meno temuto, la direzione percorsa resta quella di aumentare il livello di consapevolezza del rischio corso. Fumare canne non conduce automaticamente al buco. E’ vero però che tanti eroinomani hanno nel proprio curriculum iniziale anche l’assunzione di cannabis, risulta quindi quantomeno necessario adottare tutta una serie di misure preventive di tipo educativo per aumentare la soglia di attenzione dei giovani verso un possibile sviluppo dei propri comportamenti.

Ma torniamo allora ai numeri e alle tabelle e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza rileggendo passo per passo quest’estenuante spaccato della società italiana. Il 32% della popolazione italiana sottostante alla statistica presentata dichiara di aver provato almeno una volta a fumare la cannabis. A quanto afferma il dossier un terzo di tutti gli italiani hanno fumato una canna nella loro vita. Nei giovani sotto i 19 anni la cannabis è la sostanza più diffusa e sempre in incremento, fra di loro, il 40,1% dichiara di averla provata.

Il dossier prosegue enumerando le diverse attività che lo Stato mette in campo nell’ambito del contrasto alla diffusione del consumo di stupefacenti, partendo dalla scorsa Conferenza di Trieste, dove 1200 esperti del settore pubblico e privato, hanno dato vita a un dibattito di oltre 180 ore fra incontri e riunioni di specialisti della droga. Purtroppo le linee guida di tale Conferenza sono quelle presentate e vanno dalla netta presa di posizione a favore dell’equiparazione di tutte le droghe al chiaro sostegno alle attuali politiche di repressione penale. Lo Stato persegue le sue finalità di salute pubblica attraverso il Piano di Azione Nazionale Antidroga 2009-2012, che sancisce l’approccio statale nei termini di prevenzione, cura, reinserimento, monitoraggio e repressione.

Ed ecco i numeri della repressione: considerato che la legge “Fini-Giovanardi” conversione del 2006 del DPR 309/1990, costituisce a detta del Senatore che l’ha sottoscritta: “ Uno strumento efficace di contrasto allo spaccio perpetrato in misura prevalente dalla manovalanza criminale di provenienza extracomunitaria”. Le operazioni antidroga effettuate nel 2008 sono state 22.470, nel 84% dei casi si è arrivato al sequestro della sostanza, gli arresti per violazione dell’attuale legge sugli stupefacenti sono stati 28 mila per spaccio e detenzione ai fini di spaccio (art 73), 18 mila le condanne per traffico di stupefacenti, 35.632 sono state le segnalazioni (ex Art 75) per consumo abituale, chi, cioè, non raggiungendo le dosi minime per la denuncia a piede libero, viene segnalato alla Prefettura. Dal 2007 c’è stato un incremento del 38% di minorenni in carcere. Quest’ultimo dato significativamente non è certo indice di una vittoria: che più minorenni entrino nel circuito penitenziario e vivano le maglie moralmente infette della galera, quando hanno di fronte ancora tutta la vita, rappresenta sicuramente una sconfitta, che pesa oggi e maggiormente peserà nel futuro. Lo Stato raggiunge risultati in termini di sequestri, arresti, condanne, sempre relativi se comparati con le stime reali del mercato del narcotraffico internazionale, ma se per cocaina ed eroina, le finalità risultano anche condivisibili, per la cannabis non sussiste nessuna ragione che conduca a tale accanimento legislativo. Si tratterebbe di un peccato mortale. E pur tuttavia la direzione è questa, la cannabis è criminalizzata come ogni altra sostanza, l’impressione è che tramite queste leggi si persegua maggiormente un certo livello di controllo di alcune fasce sociali, soprattutto quella giovanile, invece che un’effettiva necessità di salvaguardia della salute. Anche perché, e nessuno se lo dimentica, lo Stato detiene il monopolio della vendita di tabacco e di alcolici. Altro aspetto è la volontà di circoscrivere e monitorare lo sviluppo di internet come luogo di scambio di informazioni e potenziali acquisti, nessun altro al di fuori dello Stato deve fornire la propria versione dei fatti: se gli utenti di internet si scambiano informazioni circa il consumo e l’acquisto lo Stato deve intervenire e disperdere, senza comunque comprendere il valore formativo dei blog, social networks e forum. Per chi voglia qualche notizia in più sul mondo delle droghe, una volta c’era il DROGATEL, oggi nasce invece il DRUGFREEDU.ORG il portale dedicato alle scuole per prevenire l’uso delle droghe. Ai lettori valutare la competenza del sito. Un altro dato non secondario è il monitoraggio del mondo del lavoro, lo Stato cioè, si infiltra nella sfera privata del cittadino e ne verifica le abitudini. Chiaro che alcuni lavori se svolti sotto effetti di stupefacenti possono risultare pericolosi soprattutto al prossimo, ma sostenere su questa linea, la necessità del controllo e del test per certe categorie di lavoratori, significa violare la libertà dell’individuo per preservare il benessere della collettività, significa eleggere alcune fasce della popolazione ad un controllo discrezionale, ritenuto corretto sulla base del possibile danno. Le argomentazioni possono essere valide o meno valide, risulta però molto dubbioso a riguardo l’atteggiamento lobbystico dei parlamentari italiani che, quando i media vennero a sapere attraverso il famoso servizio delle IENE del 2006 che un deputato su tre faceva uso di droghe, sostennero con tenacia la violazione della privacy e l’insostenibilità di tali provvedimenti di intromissione nella sfera privata. E ognuno tiri le sue conclusioni.

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