Il lamento di Bilel Karkin ai tempi delle deportazioni.

I lager per immigrati istituzionalizzati dalla politica.

In questi giorni a Torino, a Gradisca in Friuli e a Milano si sono susseguiti fatti, eventi, che avrebbero dovuto diventare notizie e non lo sono diventate. Molti immigrati rinchiusi nei CIE/ CPT, in particolare di nazionalità tunisina, si sono ribellati ad una deportazione imminente, essendo sempre più prossima la scadenza dei sei mesi di detenzione, ed hanno inscenato una protesta. Ma se la Busiarda, come chiamano i torinesi il giornale locale, non ne ha parlato, altrettanto hanno deciso di fare, i principali quotidiani nazionali. E questa protesta, simbolo delle contraddizioni sociali del XXI secolo che prendono forma nel nostro paese non ha trovato la dignità di assurgere a cronaca nazionale, con la conseguenza che sempre più lontana si sposta la consapevolezza su quel che i CIE siano davvero in seno all’opinione pubblica italiana. Negli anni ’70 i detenuti salivano sui tetti delle prigioni, la stampa ne parlava e si arrivò ad una riforma che sebbene mai applicata fino in fondo, rappresentava per questo paese uno scatto di civiltà.

In questo torrido luglio invece delle storie di questi nuovi detenuti non interessa a nessuno, l’informazione anestetizzata non valuta importante un lavoro di approfondimento su tale realtà, fatta di scontri con i militari e le forze dell’ordine, fatta di lacrimogeni, evasioni e tentate evasioni, atti estremi e quotidiani di autolesionismo, gesti incommensurabili di solidarietà, mentre proprio questo legame così umano, l’antirazzismo militante, viene raccontato come radicale e sovversivo. Radicale e sovversivo difendere il diritto di ogni persona a non essere trattato come un delinquente perché ha deciso di cercare la fortuna sulle coste di questa pasciuta e decadente Europa.

Per questo motivo il Secolo 21 ha deciso si accogliere il lamento di Bilel Karkin venti tre anni dalla Tunisia.

Sono arrivato in Italia il 3 gennaio del 2009 e sono rimasto per due mesi nel centro di Lampedusa. Poi il centro è stato dato alle fiamme, e ci hanno trasferito al centro di Crotone, dove sono rimasto altri 2 mesi. Da lì sono uscito con un foglio di via, entro 5 giorni sarei dovuto tornare in Tunisia. Ed erano 4 mesi che avevo attraversato il mare.

Sono arrivato a Milano e per 5 mesi ho vissuto libero.

Poi, beh, poi mi hanno trovato durante un controllo con nemmeno un grammo di fumo e sono finito diretto altri 5 mesi e 10 giorni in galera, prima a San Vittore e dopo a Ivrea. Da Ivrea mi hanno portato direttamente nel CIE qui a Torino. Se faccio i conti sono stato 1 anno e 7 mesi in Italia, di questo tempo 1 anno e 2 mesi li ho passati fra prigione e CIE.

L’Italia mi ha rovinato la vita, ho 23 anni, ancora non ho visto niente di questo paese, ma ho capito tutto: la legge è vergognosa.

Cosa speri succeda in questi giorni?

Questo sabato ( lo scorso 24 luglio) mi scadono i 6 mesi, (il pacchetto sicurezza ha aumentato a 6 mesi il tempo massimo di permanenza in attesa di identificazione) e mi hanno detto  che il governo italiano ha trovato un accordo con il governo della Tunisia per mandarci indietro. Ma ci mandano via senza passare dal consolato, senza documenti, senza passaporto, allora mi domando che senso ha avuto tenerci qui per 6 mesi? Potevano mandarci via subito senza farci fare a gratis 6 mesi di galera extra. Mandano via noi che siamo stati trasferiti da Crotone.

Alcuni ragazzi pensavano alla scadenza dei sei mesi di ricevere il foglio di via, invece è arrivata la scorta, da un momento all’altro sono stati chiamati e adesso non so dove siano.

Qui dentro tanti ragazzi stanno per giungere alla scadenza dei 6 mesi: ci sono ragazzi con 5 mesi e 25, 5 mesi e 26, 5 mesi e 27 giorni. Quindi noi saremo i prossimi.

Cosa ti aspetti per il futuro?

Speriamo che vada bene, mi hanno detto che vado libero, appena esco scappo dall’Italia, me ne vado anche in Romania, l’importante è andarsene da questo paese, darei una gamba per potermene andare: mi dicessero tagliati un piede e sei libero lo farei. Sono arrivato a 21 anni e adesso ne ho 23, non ho visto nulla dell’Italia solo le sue sbarre.

Cosa pensi di fare al momento in cui ti libereranno?

La solitudine di un uomo sul tetto del centro di Torino. Quando la scadenza dei 6 mesi si approssima e con essa l'espulsione, ogni azione diventa possibile pur di evitarla.

Vado subito a fare il passaporto, senza documenti, se mi riprendono mi rimettono qui dentro per altri sei mesi. In un attimo sono passati due anni e non ho visto niente, in Tunisia facevo la scuola, ho rischiato la vita in mare, la mia famiglia ha pagato 2 mila euro per farmi prendere la barca, per cosa? Per finire in galera.

Cosa vuoi aggiungere sulle condizioni in chi si vive in questi centri?

Qui dentro non c’è niente, è peggio della galera, siamo come delle scimmie in gabbia.

Adesso Bilel è in libertà, con un nuovo foglio di espulsione e l’invito a lasciare l’Italia entro 5 giorni. Sul treno corre verso la libertà, con in tasca il destino annotato sopra un foglio di carta. Rimesso in libertà, sarà la sorte ad occuparsi di lui, la politica se ne lava esplicitamente le mani.  Di nuovo con un foglio di via, pronti, la lotteria continua.

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