Le pillole del saggio: Geneviéve Makaping e l’immigrazione

Immigrati in coda per il permesso di soggiorno

Il passato 28 novembre sono stati convocati a Milano dall’associazione Ethnoland gli Stati generali degli immigrati: un momento per ascoltare il punto di vista degli stranieri e riflettere sulle dinamiche create dall’attuale approccio politico al fenomeno. Lo slogan di convocazione è stato: ” Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà, conoscere una sola logica è una prigione.” Di seguito l’opinione di Geneviéve Makaping docente di antropologia culturale presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università della Calabria. Piccole, concise, schiette pillole di saggezza.

Cosa rappresenta la convocazione degli Stati generali degli immigrati?

Sono stati un’ opportunità per prendere “parola”, per “dire”, per soprattutto “mediare”, per portare infine parola di “pace” da una parte e dall’altra. Migranti e Autoctoni, intendo.

Che immagine da di sé l’Italia a uno straniero che ci vive?

Tutto sommato un’immagine di nazione “umana” che però ha degli strumenti per migliorare. Non tutta Italia è razzista.

E a uno straniero clandestino?

Quella di essere braccato, soffocato, ricercato, un topo pronto ad essere schiacciato, tanto più alcuni sindaci (provocatoriamente spero) danno mandato ai loro concittadini di denunziarli (i clandestini).

Tanti giovani africani non sanno nuotare e nonostante tutto si imbarcano, spesso vendendosi la casa, sulle carrette del mare. Quando la classe politica riconoscerà l’immigrazione come un fenomeno epocale e smetterà di negare l’evidenza?

Quando noi italiani, non andremo più appresso a quei politici che marchiano tutti i migranti come solo delinquenti, come solo stupratori, come solo simil-uomini. Sarebbe opportuno sintonizzarsi sulle parole del Presidente della Camera dei deputati, l’On. Gianfranco Fini. Saggio!

L’Europa ha dei doveri da assolvere verso questi diseredati?

Certo. L’Europa dovrebbe almeno ricordare da dove arrivano buona parte della sua ricchezza, fortuna, diamanti, petroli, ananas, i lavoratori che fanno i lavori che gli autoctoni non vogliono fare. Non pretendo l’equa distribuzione delle ricchezze, ma serve una solidarietà attiva e solidale dove si decida in parte eguale chi aiuta e chi è aiutato. Bisogna evitare la colonizzazione dei bisogni e della disperazione altrui.

Che risultati si ottengono legiferando con il furore normativo dell’emergenza e non con la serietà di una legge di sistema che comprenda diritti e doveri, ma diritti che siano veri e non formali?

Con il furore si genera solo furia su chi sta nel bisogno. Diritti e doveri pensati per la vita dei singoli e della collettività. Nel furore dell’emergenza, si corre il rischio che i “disgraziati” abbiano solo dei doveri ed i “graziati” tanti diritti.

Qual’è la sua opinione della legge Bossi- Fini e che pensa delle recenti affermazione del Presidente Fini, che afferma che chi discrimina è uno stronzo ma sembra aver dimenticato di aver firmato una legge che nei fatti è fortemente discriminatoria?

Come avrebbe detto il leghista, la Bossi-Fini si è rivelata una “porcata”, ma ciò non significa non poter ritornare sulle proprie posizioni e ri-vedere le cose. In questo senso, il Presidente Fini ha tutta la mia stima e ammirazione. Solo un grande uomo può, anche in corso d’opera, mutare pensiero…

Che legami esistono fra immigrazione e precarietà, clandestinità e schiavitù?

La relativizzazione dell’Uomo nella sua accezione universale. Il relativismo esasperato. L’uomo reso schiavo di aun altro uomo, in tutto in nome della ” bianchezza” che di per sé non significa un bel nulla.

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