Sorvegliato speciale. Dissenso e repressione, intervista a Luca Bertola

Il tribunale di Genova oggi decide sul caso Bertola, l’anarchico valdostano, per il quale il questore Piritore e la DIGOS genovese hanno chiesto, secondo la legge 1423 del 1956, un provvedimento di Sorveglianza Speciale. Citando gli atti ufficiali, nello specifico, il questore Piritore afferma di Luca Bertola: “ è una persona che compie reati di particolare allarme sociale che ben evidenziano una forte propensione a non volersi integrare nella società, a non voler rispettare e riconoscere le Istituzioni quali fondamento della convivenza civile […] Egli si scontra contro di esse con atteggiamento violento ed ostile tenendo un comportamento di sfida e di aggressione verso i tutori dell’ordine. E’ per questa serie di considerazioni che si ritiene opportuno proporre il Bertola per la sottoposizione alla Sorveglianza Speciale, nel tentativo di ricondurre lo stesso a parametri di vita sociale che corrispondano alla legalità ed al vivere civile,  limitandolo nelle uscite notturne, nella frequentazione di locali notturni, di persone pregiudicate e di non partecipare a pubbliche riunioni, imponendogli di cercare una stabile attività lavorativa con l’impegno di inserirsi nel tessuto sociale. Si ritiene che la durata della misura non debba essere inferiore ad anni due con l’obbligo di presentazione alla polizia di stato preposta alla sorveglianza almeno una volta alla settimana.
Queste le parole con le quali il questore si rivolge al giudice e immediata corre la supposizione conseguente sviluppata in seno a un’opinione pubblica sorniona e poco informata che potrebbe anche essere portata a domandarsi se sia davvero una sfortuna di questi tempi aver l’imposizione per legge di cercare un’attività lavorativa stabile, e se avessero imposto di trovarla e non solo di cercarla che in effetti è un po vago? In quel caso potrebbe considerarsi un favore? Comunque abbiamo un sorvegliato speciale a Genova? Una persona pericolosa che gira sino ad oggi liberamente per le urbane vie? In questo periodo di insicurezza e disperazione sembra ci mancasse anche uno che viene dalla valle d’Aosta per destare allarme sociale e per non inserirsi nella società. Non si è inserito ad Aosta per venire a non inserirsi a Genova?

Proviamo adesso fare un pò di chiarezza.

Perché Lunedì sarai processato?

A dire il vero non è corretto dire che si tratta di un processo, in realtà si tratta della richiesta di una misura di prevenzione speciale che in quanto tale non si rifà a nessun reato specifico, ma alla condotta generale della mia persona.

Perché sei considerato un soggetto che desta allarme sociale?

Nella mia persona non va il fatto (assolutamente veritiero) che viene riportato nella richiesta inoltrata dal questore e dalla DIGOS al giudice: “ non voler rispettare e riconoscere le istituzioni quale fondamento della convivenza civile”.  Questo chiaramente è un fondamento del pensiero anarchico, anche perché non si è mai visto un anarchico che rispetti e riconosca le istituzioni.

Sei dunque considerato pericoloso in quanto anarchico?

Io credo nei movimenti sociali e non nella politica, sono considerato pericoloso in quanto anarchico, però dobbiamo compiere alcune precisazioni. Ho delle idee, difendo delle idee e non delle opinioni, che cosa le contraddistingue?

Le opinioni nella retorica democratica sono le chiacchiere da bar che si esprimono fra il culo di una velina e la fine del telegiornale. L’opinione è innocua. Le idee invece premettono e prevedono un comportamento consequenziale, sono fatte di sogni, di prospettive, sono dinamiche, prevedono un travaglio, un dialogo. L’idea è attiva: non è semplicemente esprimere en passant qualcosa, ma sostenerlo con le proprie azioni, determina l’agire. A mio parere non è possibile trovare le idee nella retorica democratica.

In che maniera con la tua condotta hai maturato un comportamento antisociale?

La domanda mi fa sorridere, non penso nel modo più assoluto che siano i reati che ho compiuto, o che semplicemente mi sono stati attribuiti, che determinano l’allarme sociale. Quello che il questore chiama il vivere civile è per me sopraffazione, depredazione, guerra, internamento, stupro, tortura, razzismo e potrei andare avanti per molto.

Nella fattispecie se quello che è preteso come vivere civile è voltarsi dall’altra parte mentre “ in nome nostro” bombardano e massacrano intere popolazioni, internano nei campi di concentramento delle persone che hanno la sola colpa di non avere in tasca il giusto documento, far finta di nulla mentre sotto i nostri occhi vengono varate leggi che non possono che definirsi razziali, mentre si inviano “squadracce” militari a perseguitare gente che sta tirando a campare vendendo pochi oggetti, o mentre passano provvedimenti che non fanno nient’altro (di fronte a una crisi finanziaria creata dalla speculazione di pochi sulla pelle di molti) che aumentare la forbice fra i ricchi e i poveri, trascinando migliaia di persone nella miseria: ecco tutto questo, che è solo un esempio minimale, è quello che viene chiamato vivere civile.

Allora mi vengono in mente le parole di un famoso pittore: “Quando sento la parola civiltà, sputo.”

Presidio di fronte al tribunale: No al pacchetto sicurezza, ai lager per clandestini, ai militari per le strade e alla sorveglianza speciale.

Dalle tue parole emerge che tu non reputi funzionali a un reale miglioramento gli strumenti offerti dal sistema democratico. Perché?

Non credo che vi sia in questa società in alcun modo e con alcuno strumento una possibilità di migliorare. Spesso, nel migliore dei casi, si è rinfacciato agli anarchici di essere utopisti, io invece rinfaccio ai riformisti che il vero utopismo stia dalla loro parte. L’attuale crisi finanziaria, che non è nient’altro che la punta di un iceberg, mostra chiaramente l’evoluzione di un sistema intento a fagocitarsi: potremmo immaginarsi l’intero sistema produttivo e politico come una barca alla deriva che continua ad avanzare senza sapere dove, continuando ad imbarcare acqua, si frustano i rematori, sempre più forte, ma non vi è alcun approdo all’orizzonte.

Nello specifico quali sono i punti su cui si basa la richiesta di questa misura di sorveglianza?

Potremmo separare le richieste in due tronconi: uno pretestuoso ed uno decisamente più concreto. Io sono anarchico da circa 17 anni e sono circa 20 anni che partecipo a manifestazioni e attività sociali di vario tipo, non sono mai stato, (inizialmente per carattere e poi per senno) quello che alcuni chiamano un moderato. In questi anni ho accumulato una miriade di denuncie nelle più svariate fantasie possibili, in generale ognuna di queste è sempre stata legata alla mia attività politica. Come numero di capi di imputazione non riesco nemmeno a decifrare quello che le forze dell’ordine hanno tentato di accollarmi.

Si comincia nel 1995 per la diffusione di un giornale e, a seconda dell’inquirente di turno, dalla denuncia per associazione armata contro i poteri dello stato e tentata strage, sino ad una semplice stampa clandestina. Sempre nel ’95 sono segnalato per recrudescenza dell’attività di affissione di volantini nelle vie del comune.

Nel 1998 in seguito alla morte di due ragazzi anarchici Edo e Sole in carcere a Torino ci fu l’aggressione a un giornalista collaboratore delle forze dell’ordine che si era presentato per provocazione al loro funerale. Vengo condannato in primo grado a 3 anni e  2 mesi, per essere assolto in secondo grado e risarcito per la carcerazione preventiva. Nel 1999 vengo fermato per un volantinaggio non autorizzato al mercato comunale di Ivrea: il giudice non ha mai proceduto. Lo stesso anno sono condannato per imbrattamento della sede dei DS di Ivrea durante una manifestazione studentesca al tempo dell’ultimo bombardamento di Belgrado.

Nel 2000 vengo trovato con uno striscione con scritto: “Fuoco ai tribunali” e per un cacciavite che serviva a sistemarlo in sicurezza mi viene dato possesso di arnesi da scasso. Vengo però assolto. Nel 2002 mi rifiuto di esibire i documenti alle forze dell’ordine per lasciare il tempo per fuggire a dei clandestini durante una retata. Nel 2003 vengo assolto per le scritte contro le retate di clandestini nel quartiere torinese di Porta Palazzo e nello stesso anno vengo condannato per resistenza e favoreggiamento alla fuga di una ragazza che ho difeso mentre veniva picchiata dai poliziotti durante una manifestazione contro la guerra.

E poi veniamo ai fatti più specificatamente genovesi: le contestazioni agli alpini risalenti alla scorsa estate.

Prima di quelle c’è lo sgombero e relativa denuncia in corso per l’occupazione di una casa dell’associazione BRIGNOLE a Castelletto e per furto di energia elettrica.

Poi ci sono  le contestazioni agli alpini, l’8 agosto abbiamo esposto uno striscione che ricordava: “ Nessun CIE- nessuna frontiera-nessun essere è illegale”, il 14 e il 24 agosto del 2009 invece, nelle carte relative si può leggere: ” che tutti i soggetti identificati sono riconducibili all’area antagonista, impegnati in questo periodo nel protestare contro l’impiego di militari.”

Vorrei sottolineare a questo punto un particolare importante: nel dossier presentato al giudice dalla DIGOS genovese, non c’è nessuna menzione di tutte le assoluzioni, dei non luoghi a procedere e delle archiviazioni, tutti gli atti vengono comunque presentati come elemento di prova.

A livello di dati di fatto invece sono stato effettivamente condannato come obiettore di coscienza a 3 mesi di carcere che ho scontato, per resistenza nel 2003 nella manifestazione contro la guerra alla quale ho appena accennato e al pagamento di 3 multe, per un furto che ho patteggiato, per l’imbrattamento della sede dei DS e per il rifiuto di esibire i documenti.

Qual è il rapporto fra la sorveglianza speciale e il dissenso politico?

Questa miseria indica la condizione di uno stato, di un governo e di una società in generale che non riesce più nemmeno a lavare i propri panni in casa. Francamente vi è un attacco purtroppo spropositato rispetto a quella che è l’azione di una massa minoritaria che nonostante tutto fa paura. Quali sarebbero i particolari reati di allarme sociale che io e i miei compagni compiamo? Stando alle stesse dichiarazioni della questura sono stato denunciato per un innumerevole serie di reati come vilipendio, minaccia e oltraggio. Ho detto testualmente in pubblica piazza diretto agli alpini, alle forze dell’ordine e rivolgendomi alle persone che passavano: “I militari sono degli assassini e dei torturatori perché in Iraq ed in Afganistan ammazzano e torturano la gente. Ho detto che sono dei ladri perché durante le retate a Caricamento confiscano la merce agli immigrati ambulanti e ancor più grave li portavano via ed espellevano. Ho detto anche, agli atti della DIGOS, che soltanto nelle dittature vengono utilizzati militari nelle strade con funzione di ordine pubblico. Sono tutte cose che penso e che sottoscrivo.

Come valuti queste denuncie?

Valuto queste denuncie come non casuali ma arrivate, guarda caso, successivamente a una serie di prese di posizione di Gasparri, La  Russa e Maroni rispetto alle contestazioni genovesi dei partiti politici del PDL durante le elezioni, in particolare verso Storace e Borghezio, contestazioni che tra l’altro hanno visto la partecipazione di larga parte della popolazione, al contrario delle contestazioni agli alpini che hanno avuto luogo nell’ agosto del 2009 durante le quali invece siamo stati completamente isolati, da un parte per la condizione particolare del mese, dall’altra qui a Genova,  penso che il problema abbia anche una radice politica sotto differenti aspetti. Da un lato una nostra ingenuità nel pensare di avanzare troppo velocemente, dall’altra c’è stato un rinculo legalitario e socialdemocratico giustificato su base demagogica, per il quale personalmente ben poco posso giustificare.  Questo aspetto mi da molta tristezza perché per me non è mai stato un problema di diversità, ma di coerenza rispetto a ciò che uno pensa e di consecutività nella pratica.

Ad esempio quando parlo di leggi razziali e di lager penso ad un’opposizione drastica, radicale ed irriducibile al lager e allo stesso principio di internamento, non posso pensare semplicemente, per una questione etica e non ideologica, a qualunque forma di dialogo, rapporto o confronto con chi i lager li sostiene, li vuole e li ha voluti. Qualcuno di voi potrebbe mai pensare di discutere con Himmler? Allo stesso modo non posso pensare di discutere con la sinistra parlamentare italiana che nel 1997 all’unanimità, senza nemmeno un voto contrario, ha votato l’istituzione dei CPT in Italia: il ritorno dei campi di concentramento.

Il CIE di Torino. I lager istituzionalizzati dalla politica

Non si tratta di una questione di posizione, ma di una questione morale. Allo stesso modo reputo profondamente immorale pensare di chiedere qualunque forma di autorizzazione, e dunque di legittimazione, per poter esprimere il dissenso.

La sostanza è che per me, proprio in nome del dialogo al quale credo profondamente, qualunque rapporto con il dominio, la politica attuale e la questura è inconcepibile. Il dialogo in quanto tale è un rapporto di reciprocità e la reciprocità è possibile fra pari. Non si può dialogare con qualcuno che punta un’arma in testa a te o a un tuo fratello, non si  può dialogare con chi interna te o un tuo fratello, non si può pensare di chiedere legittimità a qualcuno che non fa altro che perpetrare separazione e violenza.

per un ulteriore approfondimento:

Indymedia Liguria.

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6 risposte a Sorvegliato speciale. Dissenso e repressione, intervista a Luca Bertola

  1. pietro scrive:

    grazie Fabrizio, bellissima e interessante intervista.
    no comment.

  2. pietro scrive:

    grazie Fabrizio, bellissima e interessante intervista.
    no comment.

  3. pietro scrive:

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