L’ora di stupefacenti: per una nuova pragmatica scolastica. Di Carlos Rafael Esposito

Nelle scuole italiane i ragazzi si drogano.

Come affrontare questa evidenza, senza la solita dose di paternalismo ipocrita?

Ca c'est ne pas un joint

Come invertire la tendenza che porta frequentemente tanti adolescenti a voler cercare nuovi percorsi portandoli spesso a scoprire quelli più pericolosi? In che modo fornire le basi per scongiurare reiterate tragedie familiari che con l’informazione disponibile ai giorni nostri dovrebbero essere notevolmente diminuite?
La scuola, eterno cruccio di generazioni di giovani adulti che si accingono a diventare uomini. All’interno delle scuole i ragazzi socializzano, imparano a scegliere e fanno, in un certo senso, le prime esperienze che nel bene e nel male li porteranno ad essere gli uomini che saranno.

Fra le altre cose, all’interno della scuola, gli adolescenti fanno il loro incontro con il mondo degli stupefacenti, legali ed illegali, e proprio la delicatezza della loro età e il potenziale distruttivo di queste sostanze sono il tema attorno al quale ruota questa riflessione.Alcol, cannabis, cocaina, eroina, droghe sintetiche: la lista delle possibilità esistenti svariano da un estremo all’altro in termini di legalità. Abbiamo il legalissimo e pubblicizzato alcol, la diffusissima e tanto criminalizzata cannabis, e le sempre meno care e pericolosissime droghe pesanti, come si diceva una volta, prima che la legge attuale le considerasse tutte al medesimo livello. E poi ci sono le pastiglie, gli acidi, i funghi allucinogeni, la ketamina: un  numeroso stuolo di sostanze pronte ad essere provate dai ragazzi per i quali tutta la vita è una novità e proprio sotto quest’ottica spesso nessuna esperienza è colpevolizzata a priori.

Il passaparola fa il resto, insieme al provare almeno una volta e poi giudicare, al provare per imitazione, all’imitare per ribellione, tutti luoghi comuni che basano la loro veridicità nell’esperienza personale di ognuno di noi. Preso per pacifico che leggi più o meno repressive non eliminano un bisogno sociale da sempre esistito, quello cioè di trascendere i confini dell’esperienza comune, e che a domanda corrisponda un’offerta, che atteggiamento deve assumere il mondo degli adulti di fronte alla constatazione dell’esistenza di così tante opportunità di astrazione dal mondo reale? Qual è il modo corretto per affrontare il tema droghe ed adolescenza fuori dai cliché sempre pronti nel fornire verità ad hoc?

Una risposta convincente mi è stata data dalla dott.sa Ducci, responsabile del SERT, Servizio per le tossicodipendenze, della Val Bisagno, Asl 3 di Genova, impegnata da anni anche nel lavoro sanitario all’interno del carcere di Marassi:” A livello di prevenzione, bisognerebbe far presente che qualsiasi sostanza con un effetto psicoattivo, legale o illegale che sia, è una sostanza che incide sulla salute del singolo innescando dei meccanismi neurofisiologici. I messaggi invece da questo punto di vista sono contrastanti e di tacito assenso e, soprattutto, le risposte normative non sono coerenti con i messaggi culturali in ambito di educazione sanitaria. E’ importante tenere presente che quanto prima il ragazzo/a si abitua ad usare sostanze, tanto più corre il rischio di diventarne dipendente. Bisogna cercare di ritardare l’inizio.”

Posto che l’uso di sostanze stupefacenti sia un tratto caratteristico della nostra società, più tardi una persona decide di provarle, più risulta probabile che abbia sviluppato un metro di giudizio critico che la conduca a valutare con obbiettività le reali conseguenze e il rapporto costi/ benefici in termini di conseguenze e risultati ottenuti. Quando si dice insomma bruciare le tappe, forzare cioè i limiti in cui ogni età è confinata e alla quale corrispondono tutta una serie di diritti e doveri tacitamente accettati come regole sociali, scavalcando in pochi balzi tutte le esperienze che comunemente si possono avere nell’arco di tutta una vita.

Chi brucia le tappe non pone a se stesso il limite imposto dagli altri, ma stabilisce il suo, a proprio rischio e pericolo. Le conseguenze, a seconda della piega presa, possono essere davvero tragiche.

Il nuovo boom dell’eroina e della cocaina dilaganti fra i più giovani rappresentano un caso emblematico di come la storia passata non abbia insegnato molto e di come anche nel XXI secolo l’abuso di tali sostanze porti alla distruzione di famiglie più o meno preparate, più o meno capaci di affrontare un evento agghiacciante come la tossicodipendenza al loro interno.

Il mondo della scuola è chiaramente l’avamporto dove tutte queste possibilità si offrono agli adolescenti, un reale approfondimento non moralistico sarebbe dunque necessario per contenere i danni degli stupefacenti e soprattutto i danni delle politiche contemporanee che oltre al proibizionismo coniugano repressione e rimozione completa di un dibattito finalizzato al raggiungimento di un obbiettivo, semplice ma per nulla scontato: l’assunzione di consapevolezza e responsabilità riguardo al tema droghe.

Considerato che nella sola città di Genova dal 2006 al 2009 sono stati seguiti dal SERT 460  minorenni, generalmente per problematiche relative al poliabuso di sostanze (chi usa indifferentemente quel che gli capita), che nell’ultimo anno i casi (dai minorenni ai 24 anni) sono saliti a 203 e considerato che annualmente il SERT si prende in carico di un totale di circa 4000 persone dipendenti da sostanze, sarebbe indubitabilmente il caso di creare un cortocircuito culturale che stimoli la nascita di questa necessaria  consapevolezza. In maniera da rendere finalmente inutili gli interventi repressivi e proibizionisti perché si è raggiunta una maturità tale che lo Stato perde il compito di intervenire e controllare questo lato così personale dell’esperienza umana.

In Italia abbiamo però un’istituzione che nella stragrande maggioranza rema contro l’apertura di un dibattito sano su questa e su molte altre tematiche, la Chiesa Cattolica di Roma. Un’istituzione conservatrice che nel perdere il monopolio della morale, a causa proprio di una visione arcaica della società, si arrocca arcigna su posizioni che nel XXI secolo hanno solo la colpevolezza di negare l’evidenza dello sviluppo sociale. Considerato questo aspetto di influenza ipocrita nella costruzione dell’uomo nella sua interezza, sarebbe forse utile proporre nei consigli di istituto al posto dell’ora di religione, l’inserimento obbligatorio dell’ora sugli stupefacenti. Una maniera concreta per ridurre alla base i rischi corsi nel diventare adulti. Informare, informarsi e dare il giusto peso ad un’adolescenza che trova modelli di riferimento nell’apparire piuttosto che nell’essere. Realizzare che tante situazioni di malessere potrebbero essere evitate se non si temesse di chiamare le cose con il loro nome, senza timore di trovare una soluzione invece di accontentarsi di gestire un problema.

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3 risposte a L’ora di stupefacenti: per una nuova pragmatica scolastica. Di Carlos Rafael Esposito

  1. pippo scrive:

    d’accordissimo, semplicemente, chiamare le cose con il loro nome..

  2. mattia scrive:

    Penso solo che la repressione usata dai nostri stati, porti solamente ad un aumento dei consumi, invece che una diminuzione. Inoltre permette il circolo di sostanze scadenti e quindi piu dannose, e mantengono incontrastati i buisiness e i traffici, mafioso/politici che stanno dietro alle droghe. In fondo una società piu debole e tossica è più facilmente controllabile e soggiogabile, ed è quello che vogliono.

  3. mattia scrive:

    Penso solo che la repressione usata dai nostri stati, porti solamente ad un aumento dei consumi, invece che una diminuzione. Inoltre permette il circolo di sostanze scadenti e quindi piu dannose, e mantengono incontrastati i buisiness e i traffici, mafioso/politici che stanno dietro alle droghe. In fondo una società piu debole e tossica è più facilmente controllabile e soggiogabile, ed è quello che vogliono.

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