Cronache dalla crisi. Mercato di Natale in Via Ceccardi? Sciopero della fame prenatalizio.

Di seguito il nuovo intervento di Giuseppe Occhiuto, presidente dell’AVAL, associazione venditori ambulanti liguri, che rivolgendosi all’Assessore Farello domanda l’istituzione di un mercato domenicale in Via Ceccardi per poter lavorare nel periodo pre natalizio.  Lo sciopero della fame sembra essere rimasto l’unico mezzo efficace contro la crisi dell’economia e della politica genovese.

La nostra categoria sta vivendo uno dei momenti più drammatici che dal dopoguerra si ricordi, abbiamo urgente necessità di poter lavorare nei giorni festivi che precedono il Natale. Le nostre famiglie non possono attendere ed è per questo che sono stato costretto ad attuare la forma di protesta estrema dello sciopero della fame. La prego di prendere in esame la nostra richiesta considerando che abbiamo ancora a Genova moltissimi banchi di pregio, i quali, per necessità, la Domenica sono costretti a spostarsi attraverso il Consorzio di Forte dei Marmi in altre città. Purtroppo se non offriremo loro l’opportunità di lavorare nella nostra città ci ritroveremo sempre più poveri, sia di uomini che di imprese che non hanno più tempo per capire se Genova abbia ancora qualcosa da offrire.

Da giovedi 19 novembre ho iniziato quindi uno sciopero della fame per cercare di sensibizzare l’opinione pubblica e quella dell’assessore alla mobilità urbana Simone Farello .

Da un mese circa con l’assessore Giovanni Vassallo ci siamo confrontati cercando di individuare un area commercialmente valida per poter svolgere quattro mercati straordinari durante il mese di dicembre e in via Ceccardi abbiamo trovato l’area idonea dove collocare una cinquantina di banchi, senza dare molti fastidi al traffico, trattandosi di giorni festivi, e senza privare la zona di molti posti auto.
Da parte di Vassallo, dopo l’esperienza positiva della notte bianca, non c’è stata nessuna resistenza, poichè riconosce la capacità attrattiva dei mercati e conosce perfettamente la drammaticità del momento, che l’intera categoria degli ambulanti sta attraversando, così  come tutto il commercio in sede fissa a causa della crisi economica,
Vorrei spiegare che non sto utilizzando lo sciopero della fame per costringere i politici a sottostare ai capricci di Occhiuto o a quelli degli ambulanti, lo dirò con molta semplicità: abbiamo bisogno di essere aiutati ad affrontare questo lunghissimo tempo di continua recessione che sembra non finire mai.
Non stiamo chiedendo degli incentivi statali e neanche dei soldi a fondo perduto. Siamo commercianti itineranti non abbiamo paura del rischio e neanche delle intemperie del clima a cui spesso siamo sottoposti, stiamo chiedendo soltanto di poter lavorare per onorare gli impegni presi con le aziende che ci hanno dato la loro fiducia, con le banche che ci fanno sentire il loro alito sul collo, con la società civile che ci ricorda i nostri doveri fiscali, ma principalmente vogliamo continuare guardare negli occhi le nostre famiglie e i nostri figli senza essere costretti a dovere abbassare lo sguardo, perchè non vogliamo perdere la dignità di uomini e di lavoratori responsabili.
Capisco che non è facile comprendere la realtà commerciale e umana della nostra categoria se non la si vive in prima persona, ma quello che sto cercando di comunicare corrisponde alla verità e chiedo all’assessore Farello un atto di coraggio per riportare al centro dell’attenzione politica gli uomini le donne e il lavoro, che valgono molto più di un posto macchina o della fermata di un autobus nel centro cittadino e di infrangere quel muro di egoismo di pochi singoli che genera quella paura che ci impedisce di costruire cose utili all’intero collettivo cittadino e commerciale.

Per questo motivo richiedo all’assessore Farello l’istituzione del mercato domenicale in via Ceccardi nei giorni 6-8-13-20 del mese di Dicembre.

In una città con più di 40 mila persone con più di 70 anni che vivono da sole i mercati rivestono un’importanza sociale strategica. Le parole di Giuseppe Occhiuto qualificano una richiesta concreta con uno strumento estremo come lo sciopero della fame e fanno riflettere sulla relazione fra i problemi economici del settore, la qualità della vita dei genovesi, in una città dove per il primo anno  sono chiuse più attività di quelle che sono aperte e un contesto nel quale la grande distribuzione monopolizzata da COOP  provvede a rendere Genova una delle città più care d’Italia.

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