Gli alpini a Genova. Incontro con il Prefetto Anna Maria Cancellieri.

Anna Maria Cancellieri, mi accoglie cortesemente nella sala dedicata agli incontri con i giornalisti. La sala è ampia, luminosa, con dipinti di valore certo impressi nel soffitto. C’è spazio per le buone maniere, mi accomodo sul sofà e mi viene offerto un buon caffè, l’intervista può dunque cominciare.

Ronda in Via Ravecca.

Sono venuto in Prefettura per parlare dell’operazione “Strade sicure”, l’iniziativa fortemente voluta dal Ministro della Difesa La Russa e dal Ministro dell’Interno Maroni. Ad agosto sono arrivati a Genova 40 militari, per semplicità, alpini, per amor del vero, soldati del I Reggimento artiglieria di montagna di Fossano, Cuneo.
Il loro compito è quello di aiutare le forze dell’ordine genovesi nel pattugliamento delle zone a rischio. Le pattuglie, composte da due alpini e da un agente della polizia, carabinieri o finanza, perlustrano la città, monitorando i vicoli e le strade del centro storico. In questa maniera nell’intenzione dei ministri, l’effettiva e non sporadica presenza di rappresentanti dello stato, va a colmare quel vuoto di sicurezza che, sempre più spesso, sembra essere il primo problema in agenda degli amministratori pubblici. In particolare l’obbiettivo di La Russa è quello di aumentare a 4.250 i militari  impiegati nelle grandi e piccole città.

Dott.ssa Cancellieri è possibile tracciare un bilancio dei primi tre mesi di attività degli alpini a Genova?

Complessivamente, dal punto di vista di prevenzione del crimine, il bilancio è positivo. In maggioranza la popolazione, gli esercenti e commercianti sono molto soddisfatti perché la loro presenza rassicura. Rispetto alla fase iniziale, il loro percorso è stato ridotto in maniera da garantire maggiore presenza sul territorio. Collateralmente al consenso generale ci sono stati dei momenti di contestazione, e di tanto in tanto qualche mugugno di dissenso da parte dei politici locali.

Gli alpini sono stati spesso contestati dagli anarchici genovesi. A che motivazioni è possibile attribuire tali proteste?

Le motivazioni sono ideologiche. Da loro punto di vista la sicurezza dovrebbe essere assicurata in altri modi, evitando la militarizzazione della città. Questi sono aspetti sui quali non sta a me esprimere opinioni. Posso dire che una cosa sono i numeri e un’altra è la percezione della sicurezza. La sicurezza genera sicurezza insieme alla riappropriazione del territorio.

Analizzando la portata dei fenomeni criminali genovesi, la presenza degli alpini che impatto ha generato?

Queste considerazioni richiedono tempi lunghi. Sarà possibile tracciare un bilancio nell’arco generale delle varie stagioni.

Cosa significa nel XXI secolo per un Prefetto la gestione dell’ordine pubblico?

Significa un’attività di coordinamento, ascolto e ricezione dell’istanze che provengono dalla società civile, gli umori del territorio insomma. A seconda delle situazioni ci si può avvalere delle diverse forze di polizia, utilizzando al meglio le loro potenzialità. Poi c’è il legame embrionale con il governo centrale. Molto importante è la mediazione delle tensioni sociali. L’ordine pubblico si fa molto spesso prima che dopo, con queste attività di alleggerimento.

I sindacati delle forze dell’ordine esprimono forti perplessità riguardo agli organici e alle risorse a disposizione. In che modo influisce la loro situazione lavorativa sulla sicurezza reale della città?

I sindacati fanno il loro lavoro, ma da parte delle forze dell’ordine c’è comunque molta lealtà. A mio parere ritengo che si debbano affinare gli strumenti e adottarli con intelligenza.

I dati relativi alle attività svolte nei primi 3 mesi di impiego non sono stati forniti dal Questore, in quanto riservati al Ministero competente. L’Ufficio stampa del Ministero degli Interni ha comunque divulgato i seguenti dati:

dal 4 agosto del 2009 al 25 ottobre, la Questura genovese in concorso quindi con il reggimento di artiglieri, ha effettuato (tramite le 886 pattuglie che la costituiscono) 2541 identificazioni, 60 denunce, 14 delle quali hanno condotto all’arresto; 11 perquisizioni e 58 controlli di veicoli. Sei le patenti ritirate. Sequestrati inoltre 239 pezzi di materiale contraffatto e grammi 150,11 di sostanze stupefacenti.

A integrare questi dati, qualche considerazione di ordine economico: gli alpini hanno una paga base di 850 euro mensili, alla quale di aggiunge un bonus giornaliero, un’indennità diaria di 20 euro, come spiegato dal Capitano Bruno Vio. Si può quindi calcolare il costo complessivo dell’operazione “Strade sicure” nel capoluogo ligure: la cifra si attesta intorno 348 mila euro per 40 alpini per 6 mesi.

Alla luce di questi dati e alla luce delle parole del Prefetto, due considerazioni possono essere tracciate: primo con quali parametri di giudizio la Dott.ssa Cancellieri può affermare che la maggioranza dei cittadini è favorevole all’operazione Strade pulite. Sono stati effettuati dei sondaggi, delle inchieste sul territorio? In caso positivo, chi le ha gestite e con che criteri?

La seconda riflessione invece discende direttamente dalla denominazione con la quale è stata definita questa operazione: le strade pulite infatti rimandano ad un operazione di nettezza urbana, di ingegneria sociale, uno spazzare sotto il tappeto le solite contraddizioni, mai affrontate strutturalmente, senza tetto, migranti, chi non si omologa per scelta e chi non riesce a omologarsi perché nel caso dei clandestini, ad esempio, si diventa spesso illegali loro malgrado. Ebbene sotto questa prospettiva, a prescindere dai dati che  potranno essere valutati come afferma giustamente il Prefetto, nel lungo termine, l’operazione strade pulite, sembra essere un’altra risposta emergenziale alla percezione della sicurezza, un’operazione di breve termine, un diniego a investire oltre il breve orizzonte cercando di risolvere problemi gravi e spesso drammatici, fenomeni di portata mondiale, che travalicano sempre più spesso la giurisdizione degli stati-nazione e che, nel nostro paese, vengono elusi, senza la possibilità di rispondere ponderatamente con la serenità di compiere scelte fondamentali per la definizione di un futuro nazionale  sostenibile e inclusivo.

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